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Woody Allen torna nella sua New York e il film ci guadagna

Basta che funzioni

Ritrova lo smalto e la celebre ironia al vetriolo


di Mirko Lomuscio


Appuntamento annuale col cinema di Woody Allen, Basta che funzioni ha portato nuovamente il noto regista a girare fra le strade di New York dopo numerose trasferte europee. (Match point, Scoop, Sogni e delitti, Vicky Cristina Barcellona).
Protagonista, narratore e fulcro centrale dell’intera storia è tale Boris Yellnikoff (Larry David), un ipocondriaco brontolone con alle spalle un matrimonio fallito e una vita fatta di scelte sbagliate.
Istruttore di scacchi a tempo perso, per ragazzini poco dediti a tal gioco, il nostro farà presto al conoscenza della giovane Melody (Evan Rachel Wood), una vagabonda che saprà presto farsi accettare dal burbero uomo al punto da sposarlo. Ben presto la vita matrimoniale dei due verrà sconvolta dall’arrivo dei genitori di lei, Marietta (Patricia Clarckson) e John (Ed Begley jr.), i quali porteranno scompiglio nelle loro vite ma anche nelle proprie, trovando così la strada giusta per realizzare la felicità tanto desiderata.



Allen non torna alle origini solo per una questione di location, ma lo fa anche riportando in scena una trama e un protagonista degni dei suoi vecchi capolavori. Anche se il film non è all’altezza dei prodotti anni ’70 del noto regista newyorkese è, comunque, una pellicola congegnata secondo la cifra di Allen. Merito soprattutto della bravura degli attori, con in testa David (Radio days) che rispetta pienamente i giusti tempi comici e le giuste battute al vetriolo che ci si aspettano.
Non male neanche la giovane Wood (The wrestler) che tiene testa alla carrellata di professionisti presenti. Gente del calibro della brava Clarkson (Il miglio verde) o del brillante Begley jr. (She devil-Lei il diavolo).
Basta che funzioni non è solo una buona commedia da vedere per rilassarsi ma anche un' ennessima lezione di vita di Allen su destino e verità sull’amore, con tanto di riferimenti a La vita è meravigliosa di Frank Capra. Dopo quarant’anni di carriera, non potevamo aspettarci dal celeberrimo regista un capolavoro. In fin dei conti, come spesso ci ripete il protagonista Boris e come il titolo fa ben notare, l'importante è che funzioni.

giudizio: **



(Domenica 20 Settembre 2009)


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