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"Non mi considero un regista americano"

Quentin Tarantino

Il geniale autore a Roma per presentare "Bastardi senza gloria"


di Oriana Maerini


Roma. Più che una conferenza stampa è una lezione di cinema. Del suo cinema. Quentin Tarantino è arrivato nella capitale per presentare la sua ultima opera: Bastardi senza gloria che molti indicano come essere il suo capolavoro. Non mi considero un regista americano. In America ci vivo soltanto e gli States per me sono solo un mercato. Faccio cinema per tutto il pianeta e mi piace l'idea che in tutto il mondo il pubblico possa trovare nei miei film qualcosa che gli appartiene. Questa è una delle affermazioni clou del geniale regista di Pulp Fiction che, con questo suo ultimo film, ha voluto riscrivere la storia della seconda guerra mondiale cambiando ottica e prospettiva. In "Bastardi senza gloria gli ebrei non sono vittime passive dell'olocausto, ma "orsi" aggressivi che sbranano i nazisti e li marchiano come in una guerriglia "apache". Inoltre il terzo Reich viene distrutto in una sala cinematografica con un finale da antologia filmica. C’è una doppia metafora” racconta il geniale regista italo americano “la forza del cinema nel contesto del film riesce a togliere di mezzo il terzo Reich. E’ un potere unico, quasi divino”.

Quindi Inglorius Basterds è la prova che il cinema può cambiare le sorti del mondo?
Sicuramente. Ma è soprattutto sul suo potere. E nella mia storia è il potere del cinema che può cancellare il terzo Reich. Una cosa interessante. Ma possibile. La metafora è chiara. Il cinema è fantasia, invenzione. Quindi perché no? La Germania nazista si rafforzava con la propaganda cinematografica… e poterlo “uccidere” in un cinema è stata un’idea fulminante.



Tra i bastardi c’è anche un critico cinematografico che viene ucciso, forse lei odia i critici?
No, affatto. Tutta la missione dipende da lui. Sa parlare il tedesco e in contemporaneamente è un critico cinematografico. Ma nella scena del bar viene ucciso e i bastardi rimasti si chiedono cosa dovranno fare da quel momento in poi. Da qui, come dicevo prima, la storia cambia totalmente. Ho molti amici tra i critici. Non ci sono mezze misure: o mi amano o mi odiano. E’ giusto che sia così. Considerandomi uno scrittore di cinema, credo che se non facessi film sarei un critico. Anzi, forse è proprio quello che farò quando andrò in pensione. Ad ogni modo, dopo 17 anni che faccio il regista, mi sono fatto un’idea su come comportarmi con la critica. Sono fermamente convinto che sia costruttivo comprendere dagli altri cosa venga scritto sui tuoi film. Ho sempre letto con piacere qualsiasi cosa sia stata detta sui miei lavori. A proposito di Pulp Fiction, un critico scrisse che non sarei mai stato un maestro della suspance. Ho capito molto da quelle parole. Infatti, nei miei film non c’è quell’attesa canonica, ma scene che cambiano registro all’improvviso stravolgendo totalmente lo svolgimento della storia. In un film canonico, il critico non sarebbe morto. Avrebbe portato a buon fine la missione ed il film sarebbe finito come dovrebbe.

Perchè fa incendiare il cinema con la pellicola. E' un messaggio?
Ogni tanto da sceneggiatore arrivano, così all’improvviso delle illuminazioni incredibili. Ti viene in aiuto Dio che ti permette di trovare uno spunto geniale. Così ho pensato che potevo usare la pellicola per incendiare il cinema e mandare in fumo tutto il terzo Reich. Giunto a questo punto dovevo solo capire quale film sarebbe stato il primo a prendere fuoco. Potevo utilizzare quelli realizzati da Goebels per la sua propaganda, oppure un qualsiasi film dell’ Ufa. Poi però mi è venuto in mente Jacques Renoir , il regista francese, vietato dal regime nazista. Così l’incendio inizia bruciando un rullo de la Grande Illusione…

Molti hanno definito Inglorius Basterds come il film della sua maturità,...
Non penso che un cineasta sappia se un suo film sia migliore di un altro. Faccio film e amo tutto il cinema. Credo che questo debba bastare.

Precisamente cosa voleva raccontare con questo film?
La storia di un gruppo di uomini che devono portare a termine una missione. Di film del genere ne sono stati girati migliaia. Basti pensare a quelli di Umberto Lenzi, di Castellari oppure a quelli tipo Quella Sporca Dozzina. Così ho deciso di prendere un gruppo di ebrei americani, che hanno lo scopo di diventare la bestia nera dell’esercito tedesco, utilizzando tecniche di guerriglia apache.

Come spiega il fatto che il suo cinema piace sia al grande pubblico che agli intellettuali?
Non so spiegare questo fenomeno. Forse dipende dal fatto che faccio film che sono di facile fruizione, senza fronzoli, che può arrivare a diversi tipi di pubblico. Elaboro le storie e le situazioni traendole dai film di cui mi sono cibato. Sono stato influenzato da tutti i tipi di cinema, da quelli di serie B a quelli giapponesi sulla Yakuza; dalla blaxploitation agli spaghetti western. Sono come un aspirapolvere, metabolizzo tutto. Poi lo elaboro a mio piacere e lo trasferisco nei miei film.







(Lunedì 21 Settembre 2009)


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