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La Santa, la Regina, la Strega

Perla

Dal 2 al 18 ottobre al Teatro di Documenti di Testaccio


di Elena Nesti


Una figura onirica con vari becchi ed occhi conduce gli spettatori nella Sala Argento. La prima delle tre Perle è una donna prossima ad essere santificata, china al dialogo con Dio, con il Monsignore, alle penitenze e alle torture. Ai lati della scena, quinte aperte con visibili le scale che conducono ai camerini. Sempre il Caronte di questo luogo apre la strada agli spettatori attraverso un sistema di scale e cunicoli fino ad approdare nella Sala Avorio. La Regina Perla attraversa la sala a pianta longitudinale, che ricorda i saloni rinascimentali con le sedute sui lati lunghi, per ascendere grazie ad una macchina scenica alla comunicante Sala Avorio Superiore. Qua Perla la levatrice inquisita per stregoneria subisce la tortura e il rogo seduta su un'altalena.
Tre donne uniche e intaccabili come la perla, hanno la colpa di aver travalicato la propria posizione sociale rispettivamente nei domini del rapporto con il trascendente, il potere politico, il sapere scientifico. Un'unica attrice, Domitilla Colombo, riesce a tenere la tensione dei tre personaggi scritti da Anna Ceravolo per questo spettacolo itinerante dall'allestimento originale ed affascinante, tenuto insieme dalle note dell'arpa di Silvia Minardi che con un filo rosso attraversa le tre storie.



Una produzione del Teatro di Documenti, la cui Associazione nasce nel 1988 grazie all'opera di Luciano Damiani, scenografo del Piccolo di Milano e collaboratore di Strehler, dopo anni in cui gli scavi in questo luogo adibito fino al Seicento a catasto dei cocci delle anfore del vino e dell'olio che arrivavano al Porto Fluviale hanno portato alla luce spazi periscenici ideali per una propria idea di costruzione delle scenografie.
Abbattute le convenzioni architettonico-sceniche delle sale tradizionali, con il rassicurante palco rialzato dalla platea, le comode poltroncine e il sipario. Un luogo teatrale inconsueto che diventa “spazio agito” dagli attori in tutte le direzioni, fino ai camerini e al deposito attrezzeria.
Più scene coesistenti da rifrangere in un solo spettacolo tramite uno specchio che riflette la realtà di una scena in una sua immagine che prende forma al piano superiore. Uno spazio camaleontico che si presta al teatro, alla danza, alla musica (la conformazione e i materiali permettono un'acustica quasi perfetta) e a mostre, come quella permanente nella Grotta del Teatro, artificialmente creata come una scenografia permanente voltata con canne e gesso.
Teatro “di Documenti” perché somma di "schemi architettonici di teatro, dell "assistere", del "partecipare" e della "libera scelta".
Sollecitazioni che lo spettatore o l'operatore di teatro potranno cogliere in e da questo ambiente.



(Lunedì 5 Ottobre 2009)


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