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Five easy question for...

Bob Rafelson

Incontro con il regista-produttore alla Terza Università


di Elena Nesti


Roma. Non è stato difficile l'approccio tra Bob Rafelson e gli studenti del corso di Cinema del professor De Vincenti al DAMS di Roma Tre, avvenuto questa mattina nell'aula accademica. “Bob” si rivolge ai ragazzi che incuriositi arrivano alla spicciolata in aula : “Vi fa onore il fatto di essere qua presenti; il primo giorno di scuola io ero sempre in bagno a fumare marijuana”.
L'incontro era organizzato dal NEI - network euromediterraneo interculturale- all'interno del “Tour Rafelson”, che vede come prossima tappa dell'apripista de cinema indipendente americano la Turchia.
Si respira la New Hollywood nell'aula di via Ostiense, nel ricordo di un cinema sottilmente ideologico, dedito alla ricerca esistenziale, grazie ad una generazione con un ego forte che ha avuto in suo seno nuovi autori, i quali hanno cercato una loro strada spinti dall' istinto di rivendicazione provocato dalla politica, che invadeva le strade, difficile da ignorare.

Come lo avrebbero chiamato i ragazzi in aula, “Bob” ha raccontato l'esperienza della scrittura di Head del 1968 con Jack Nicholson, facendo notare che il montaggio rapido era una conseguenza normale dell'aver scritto il film sotto effetto dell'acido. Nello stesso periodo procedeva per Refelson la lavorazione come produttore al più celebre -e anzi convenzionalmente indicato come cesura cinematografica e generazionale- Easy Rider, del 1970 (per Refelson, l'unico motivo per fare quel film era di poter aprire con “from the producers who made head” - la traduzione è oltremodo volgare).
Nel ricordare i giorni della lavorazione a Five Easy Pieces (1970), forse suo più celebre film, Refelson ricorda le notti passate e tenere sveglio Nicholson per lavorare alla scena in cui egli avrebbe dovuto piangere, e il conflitto tra l'amico-Bob e il regista-Bob. Risultato : Bob ancora oggi non riesce a rivedere quella particolare scena padre-figlio della pellicola.
Atmosfera informale e divertita, quel clima che si instaura naturalmente tra coetanei. Lo “Young Movement” avrà fatto il suo corso, ma ha lasciato il suo segno nei suoi esponenti che diventati leggenda, hanno molto da condividere con le nuove generazioni.



(Venerdì 9 Ottobre 2009)


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