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John Woo cambia genere con un colossal epico da 80 milioni di dollari

La battaglia dei tre regni

Il più grande film in costume della storia del cinema orientale?


di Oriana Maerini


John Woo si converte al cinema cinese. Il geniale regista, famoso per i suoi film di azione e di dark thriller ('Face/Off', 'Broken Arrow', Mission Impossible 2 ") 'con La battaglia dei tre regni' ha deciso di cambiare realizzano una pellicola epica che narra di conflitti storici nella Cina del 208 dopo Cristo. Budget di 80 di dollari per raccontare la battaglia sulle rive dello Yangtze, una delle più famose ed epiche della storia cinese (ancora oggi viene esaltata in una gran quantità di fumetti e videogames) avvenuta durante la Dinastia Han. All'epoca, malgrado la presenza dell'Imperatore Han Xiandi, la Cina era suddivisa in molti stati in guerra fra loro. L'ambizioso Primo Ministro Cao Cao, manovrando l'Imperatore come un pupazzo, dichiarava guerra a Xu, un regno dell'ovest dominato da Liu Bei, zio dell'Imperatore stesso. L'intenzione di Cao Cao di eliminare tutti i regni esistenti ed insediarsi come unico imperatore di una Cina unificata. Liu Bei spedisce il suo consigliere militare Zhuge Liang, in qualità di inviato, al Regno Wu, nel sud, nel tentativo di convincere il suo regnante, Sun Quan ad unire le forze. Appresa la notizia dell'accordo Cao Cao invia un esercito di ottocentomila soldati e duemila navi a sud e si accampa nella Foresta Crow, sulla sponda opposta di Red Cliff (Le Scogliere Rosse), sul Fiume Yangtze, dove gli alleati hanno stabilito la loro base.


Woo impegna tutta la terza parte del film (oltre 20 minuti) a descrivere in modo eccellente e visivamente affascinante lo scontro bellico: 200 mila navi incendiate, nuvole di frecce e di lance, un esercito di 800 centomila soldati, coreografie militari perfette. Il regista che è anche coproduttore e cosceneggiatore del film sceglie un registro particolare e si differenzia dagli altri film di genere made in Cina. Lo fa anche con i colori usando come toni dominanti tinte mai sgargianti: grigio e nero, marrone e blu scuro. L'abilità del regista asiatico amato da Tarantino è anche quella di essere riuscito a riunire nel suo melodramma epico quasi tutti i grandi nomi del cinema asiatico (da Tony Leung e Takeshi Kaneshiro) in modo da poter ritrarre tutti gli eroi della battaglia non solo nella loro grandezza di condottieri ma anche nella loro staordinaria umanità. Per gli amanti del genere La battaglia dei tre regni risulta essere un film imperdibile. Da segnalare, a differenza della versione occidentale, quella confezionata per il pubblico asiatico non è unitaria (due ore e mezza di film) ma proposta in due capitoli.

giudizio: * * *



(Venerdì 23 Ottobre 2009)


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