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Il film di Joel e Ehan Coen

A serious man: il gatto di Schrödinger

Che facciamo se troviamo la gabbia dove è rinchiuso l'uomo?


di Piero Nussio


«C’è campo qui? » «C’ho una tacca sola, ti richiamo dove prende di più»«Vai lì vicino alla finestra, che prende meglio, c’è più campo lì». Oramai tutti –specie i ragazzi- parlano di campo (o di “tacche”) come di una cosa molto concreta, che si capisce, si sa misurare e comprendere. Magie del telefonino.

Invece la nostra visione “filosofica” del mondo è, nel migliore dei casi, una visione da meccanici o da orologiai. Roba vecchia, di almeno cent’anni fa. Roba nata nell’ottocento, insieme alle “magnifiche sorti progressive” e al “sol dell’avvenire”. Il mondo era chiaro, logico e sensato. La storia aveva una chiara linea d’evoluzione: si andava dalla barbarie al progresso. Era matematico. Era scientifico. Come il socialismo, come il comunismo. Le cose dovevano accadere per forza. Lo imponeva la storia.

In alternativa c’era l’oscurantismo. Nessuna storia, nessun progresso, solo i capricci di un oscuro dio che poteva tutto e si divertiva a giocare con il destino. Lo strano è che gli “oscurantisti” credevano solo nelle raccomandazioni ai potenti e che i “progressisti” credono nella provvidenza, ma non siamo qui a parlare di religione…


Siamo qui a parlare di “campo” e di “tacche”. Perché il mondo non è fatto di oggetti concreti e nemmeno di palline come gli atomi, è fatto in realtà di una “marmellata” di campi e di tacche. Non ve l’hanno mai detto (lo so), lo dicono solo a chi si laurea in fisica, e pure a noi lo dicono in maniera complicata. Tutta matematica strana e altre cose esoteriche. Perché se ne vergognano. Perché secondo loro la realtà non è abbastanza reale come una vera realtà dovrebbe essere. Invece la “realtà vera” è che se cerchi di preciso dove sta la “pallina” non la trovi. Perché la pallina non c’è: c’è il campo, ci sono le tacche, non le palline.

Questo è quello che dice veramente il “principio di indeterminazione di Heisenberg”: Se ti avvicini troppo a cercare la pallina, sei fai troppa zoomata, alla fine trovi il pixel. Invece della pallina che pensavi di trovare, trovi una tacca (in termine tecnico: “pacchetto d’onda”) , e non puoi zoomare oltre.
Non c’è niente di incerto o indeterminato, è solo che la pallina che cercavi non esiste.

«Si –dicono di solito gli scettici, che credono di sapere come va il mondo- ma il mondo è concreto e materiale. Non solo gli atomi e le palline (particelle) , io vedo un solido muro di cemento, e se ci vado contro mi faccio male, altro che i tuoi campi e tacche…».


Ecco, questo è proprio il punto trattato nel film A serious man: la realtà vera è fatta di campi e tacche; l’immagine del mondo che ci danno i nostri sensi è invece fatta di muri di cemento armato.
Miliardi di pixel fanno una fotografia, miriadi di pacchetti d’onda fanno un muro di cemento, e la vacuità del campo diventa la solidità del muro.
Il pacchetto d’onda è fluido, delocalizzato, probabilistico.
Il muro è solido, concreto, inamovibile.
Nel mezzo un po’ di statistica, quella che ci da la certezza che a forza di sparare alla roulette russa, alla fine riusciamo ad ammazzarci.

Proprio queste cose racconta Larry Gopnik (Michael Stuhlbarg), timido professore di fisica, ai suoi studenti. Riempie una mega-lavagna di formule e di simboli per spiegare quello che si è inventato un altro di quei fisici teorici che capivano il mondo agli inizi del novecento (quando cubisti, surrealisti e astrattisti stavano cambiando anche l’immagine del mondo).
Werner Karl Heisenberg era tedesco e forse ariano, e nel 1932 vinse il Nobel per la fisica.
Erwin Schrödinger era austriaco e probabilmente ebreo, e vinse il premio Nobel per la fisica nel 1933.
Schrödinger ha inventato un micidiale paradosso, che tiene compagnia alla nostra cultura come quello di Zenone ("Achille e la tartaruga") ha stimolato la cultura della Grecia classica.

Un gatto è chiuso in gabbia insieme ad un materiale radioattivo. C’è un contatore Geiger che rileva una eventuale emissione di particelle dal materiale (il “pixel” indeterminato di Heisenberg). Al contatore Geiger è collegato un martelletto che rompe una fiala contenente gas di cianuro. Se il gatto respira cianuro, muore”.


Ecco quindi che ad un singolo evento del mondo indeterminato dei campi e delle tacche, può corrispondere un evento molto concreto e, trattandosi di una morte, assolutamente irreversibile. Siamo passati, con la macchina micidiale “inventata” da Schrödinger, dal mondo fluido dei campi di Heisenberg alla tragica concretezza del muro di cemento, contro il quale il gatto è andato a schiantarsi (o forse si è salvato?).

Il timido professor Gopnik non è stato scaraventato contro un muro di cemento, ma poco ci manca: il consiglio d’istituto deve nominarlo di ruolo ma riceve lettere anonime infamanti, le lettere anonime le manda la moglie che vuole lasciarlo per sposare il loro migliore amico, il migliore amico gli si insedia in casa e lo manda a vivere in albergo, nella camera d’albergo ospita il fratello pazzo e maniaco del gioco, uno studente imbroglione lo ricatta e vuole denunciarlo, il figlio si dedica all’hashish invece che alla torah ed è inseguito dal coetaneo spacciatore che vuole essere pagato, i soldi per pagarlo sono stati sequestrati inconsapevolmente dal rabbino… Il gatto di Schrödinger non si sa se sopravvive, l’imbranato professor Gopnik se la cava (almeno per la durata del film).

Il fidanzato della moglie muore in un incidente d’auto, il professore trova il piacere di sedurre una procace vicina, il fratello pazzo se ne va in Canada con i soldi del ricatto dello studente imbroglione, lo studente ignorante ottiene indebitamente il suo bel voto –anzi è questo l’evento minimale da cui si origina la “salvezza del gatto”.

Nel frattempo il gatto Gopnik, che non sapeva di essere chiuso in una gabbia insieme ad un micidiale meccanismo che può rompere la fiala di cianuro, ma che incominciava a sentire i primi vapori del gas che poteva ucciderlo, fa la scelta che quasi tutti noi facciamo in circostanze analoghe. Lui si rivolge ai rabbini, ma farlo con i preti, la politica, la tv o il consumismo è la stessa cosa. Che risposta ne ottiene? Per sua fortuna non ne ottiene nessuna, e quindi non si lega a nessun carro, a nessuna setta o moda, o droga.

Ho visto, in un mercatino natalizio, una bancarella che vendeva libri e altro materiale di Scientology. È la quadratura del cerchio: in occasione del Natale –festa cristiana ormai svuotata di ogni contenuto religioso- una religione concorrente vende consumisticamente dei materiali, intasca soldi e intanto cerca di prendere all’amo dei poveri gatti spauriti, che poi spremerà nella maniera più completa catturandoli in un gorgo più feroce dell’eroina.
Cosa fareste se trovaste la gabbia dove è rinchiuso, al suo incerto destino, il gatto di Schrödinger? Tentereste di rompere la gabbia, passereste indifferenti, ne filmereste la morte per postarla su YouTube?
Io consiglierei al gatto di vedersi “A seriuos man”.

I fratelli Coen




P. S.:
Mi sono chiesto come abbiano fatto i fratelli Coen a sapere così bene le storie della meccanica quantistica, di Heisenberg e di Schrödinger. Non sono riuscito a sapere altro, circa la loro formazione, che sono figli di due professori universitari. Evidentemente, sono comunque delle persone che amano capire le cose fino in fondo, se sono stati capaci di basare tutto il film e la loro visione dell’universo su una conoscenza scientifica così poco diffusa.

L’uomo serio del titolo non è il professore protagonista, ma il suo “amico” e rivale in amore Sy Ableman (Fred Melamed). È la moglie fedifraga Judith (Sari Lennick) a definirlo “un uomo serio”, a paragone di quel bamboccio inutile di suo marito.

Per gustare il film, ovviamente, non è necessario conoscere la meccanica quantistica (la fisica dei campi, delle tacche e dei pixel). Il film è costruito in maniera sapiente come “slapstick” drammatico, e la sequenza degli eventi è narrata in maniera avvincente. La catena di sfortune che colpiscono il protagonista è veramente divertente, e la maniera altrettanto miracolosa con cui i suoi guai si risolvono è resa in forma cinematograficamente perfetta. Ma, se si conosce anche l’opera di Heisenberg e di Schrödinger, ci si rende conto che siamo ai livelli di Zenone e Pitagora, dei grandi filosofi della Grecia classica.


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(Giovedì 10 Dicembre 2009)


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