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La vita vera (sotto le apparenze)

Il riccio

Commedia amara dal contesto “socialista” e “letterario”


di Roberto Leggio


Renée è una quarantacinquenne che da ventisette fa la portinaia in un condomio di lusso nel centro di Parigi. Secondo i suoi snobbissimi “datori di lavoro” è la solita “poverina” brutta, scontrosa, teledipendente e per nulla intelligente. Invece Renèe è un'autodidatta, colta e raffinata, amante della letteratura universale (da Tolstoj a Kant), la musica classica e la cultura giapponese. Nello stesso stabile abita Paloma, una dodicenne molto intelligente e sensibile, figlia di un ministro e di una casalinga in perenne psicoanalisi, che ha deciso di suicidarsi il giorno del suo prossimo compleanno, lasciando come monito un filmato (ripreso da lei stessa) della vacuità che la circonda. L'arrivo di un nuovo inquilino, il distinto e gentile monsieur Ozu, metterà a nudo il vero volto di Renèe e farà apprezzare il senso della vita a Paloma.


Raccontato su tre livelli narrativi (l'occhio impietoso della telecamera della ragazzina, il mondo “segreto” dietro la guardiola di Renèe ed il mondo “a parte” dell'appartamento orientale di Ozu) è una sorta di fiaba di formazione che punta a svelare cosa si nasconda dietro le pieghe di certe vite alla ricerca di senso. Ma a colpire è soprattutto la poesia con la quale tutto viene filtrato, perchè è proprio quella a far la differenza tra chi si nasconde per paura e chi lo fa per pigrizia. In fondo siamo tutti un po' ricci, in quanto a volte non sappiamo assaporare le piccole cose, che poi sono quelle rendono importante (è più semplice) la nostra esistenza. Come il bestseller da cui è tratto (L'eleganza del Riccio), il film della quasi esordiente Mona Achache, ti resta addosso per il modo in cui riesce ad andare oltre alla facile decifrazione, in quanto è anche una possente critica nei confronti di una classe dirigente (i ricchi per lo più) sempre più arroccati nei loro pregiudizi da non accorgersi che cose belle vanno ben oltre al loro valore materiale. Su questo piano Il Riccio si può definire (volendo) una sorta di manifesto “socialista”. Ma senza ricercare ulteriori implicazioni politiche, è una grande storia d'amore e d'amicizia, interpretata egregiamente da tre personaggi capaci di “smuovere” un mondo completamente fermo cieco e sordo.

Giudizio ***






(Martedì 5 Gennaio 2010)


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