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Capolavoro ambientalista e antimperialista

Avatar

Esperienza unica, magica, totalizzante


di Roberto Leggio


Ormai è palese: il cinema del nuovo millennio non sarà più come l’abbiamo conosciuto. Magie delle nuove tecnologie e sortilegi degli effetti speciali stanno spianando nuove strade alla settima arte. Ma tutto questo è nulla dopo aver visto Avatar. La tecnica 3D usata da James Cameron, in questo film scritto quindici anni fa e messo in cantiere da quattro è a dir poco strabiliante. Tutto pare tangibile, tanto palpabile che per intere sequenze (soprattutto quelle nella foresta pluviale) sembra davvero si esserci dentro. Avatar è proprio come è stato definito dalla sua uscita (miliardaria) nel resto del mondo: un’esperienza unica, magica e totalizzante. Perché, non solo il linguaggio cinematografico viene totalmente riscritto, ma per come le innovazioni digitali vengono messe al servizio delle emozioni. E’ meglio scordarsi di alcune diavolerie in 3D viste fino ad oggi, anche perché, vi parranno fredde e prive di anima. In questo film epocale (ed è proprio il caso di dirlo) abbiamo un’evoluzione della motion-capture, che ha permesso, non solo di creare i Na’vi (gli indigeni di Pandora, luna di un pianeta tipo Giove nella costellazione di Alpha Centauri), ma anche il loro ecosistema. Animali, piante, montagne sospese (fluttuanti?) sono di un realismo impressionante. La storia, invece, magari, lascerà un po’ perplessi e può sembrare un riciclo vecchie idee, ma è su quelle che potrete avere un approccio più familiare alla cosmogonia inventata di sana pianta da Cameron.


Nello specifico parla di un marine paraplegico mandato attraverso il suo Avatar (il suo doppio Na’vi alto quattro metri e dalla pelle striata e bluastra) a cercare di convincere i nativi ad andarsene dal loro territorio, in quanto una multinazionale (grazie anche ad un esercito irregolare) vorrebbe estrarre un prezioso minerale che risolverebbe una volta per tutte la crisi energetica sulla Terra. Ma una volta tra gli indigeni (che vivono in vera interconnessione con la natura), il marine preferisce mettersi dalla loro parte e combattere gli invasori terrestri in una battaglia epica. Un film dalla trama semplice, ma che tra le maglie nasconde una fiaba ecologista, una critica antimperialista, un manifesto panteista (nonché new age) e anche un Balla con i lupi digitale. Qualsiasi sia la chiave di lettura non resterete delusi. I richiami al presente ci sono tutti: la guerra dell’Iraq per il petrolio, l’ansia di salvare il pianeta Terra, l’empirica tematica (come esseri viventi) di far parte di un tutt’uno con l’universo che ci circonda. La pensavano così gli indiani d’America (che i Na’vi ricordano alla grande) ed è il pensiero positivo di chi crede ancora che valga la pena battersi per la propria terra e la propria cultura. Una vicenda molto più intellettuale di quanto non sembri a primo acchito. E lasciate perdere qualsiasi critica negativa (e molto invidiosa) nei confronti del film. Perché vi perdereste un appuntamento con la storia del cinema. Avatar è spettacolo puro, oltre qualsiasi immaginazione…

Giudizio *****

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(Giovedì 14 Gennaio 2010)


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