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Fra Avatar e WALL-E, i "cartoni animati" che parlano di temi importanti

Piovono polpette?

Un cambiamento forse sta per avvenire nei nostri costumi


di Piero Nussio


Il quotidiano Metro di ieri, riportando un servizio sul rapporto 2010 dello “Stato del mondo” secondo il Worldwatch Institute, titolava “Il consumismo divora la Terra”.
Questo titolo mi ha riportato alla mente il titolo di un film visto di recente, il cartone animato Piovono polpette (Cloudy with a Chance of Meatballs, USA 2009). Normalmente i cinefili non trattano i film d’animazione, considerati dai più un sottogenere adatto solo ai bambini e ai genitori che li devono accompagnare in sala.

Ma così non è più (se mai lo è stato, la stessa Biancaneve rappresento gli Stati Uniti del 1937 forse più dei contemporanei Capitani coraggiosi o Vendetta). Oggi i film di animazione riguardano tutto il pubblico, ed in grandi numeri: i successi di Shrek e de L’era glaciale stanno lì a dimostrarlo, come pure l’avventura del 3D, nata nei film d’animazione e che sta ora dilagando ovunque.


Ma torniamo al «consumismo che divora la Terra»: il 16% della popolazione consuma il 78% delle risorse, e i 500 milioni di individui più ricchi del mondo sono responsabili della metà delle emissioni di anidride carbonica contro i tre miliardi di cittadini più poveri che ne producono solo il 3%.
In soldoni, queste cifre dicono che la gran parte dell’inquinamento la producono i paesi consumisti e spreconi (Stati Uniti ed Europa), mentre gli altri (Asia, Africa, Sudamerica) lavorano e pedalano.

In Piovono polpette c’è un’isoletta degli Stati Uniti, un po’ a largo nell’oceano, dove si pescano e inscatolano sardine. Poi arriva la globalizzazione e chissà cos’altro, e le sardine non si vendono più e si smette anche di pescarle.
La popolazione di pescatori e rivenditori entra perciò in crisi e il sindaco dell’isola pensa risolvere il “problema occupazionale” con il ricorso al turismo e la realizzazione –previe opportune tangenti- di un “Parco a tema”.


Trama quasi italiana, si direbbe. Ma in America c’è sempre spazio per l’iniziativa individuale, e in questa storia è rappresentata dallo sfigato inventore fallito Flint Lockwood, che realizza quasi inconsapevolmente una macchina per produrre cibo nell’atmosfera, manipolando le molecole d’acqua delle nubi.
Ed ecco che, come dice il titolo originale, le previsioni del tempo cominciano ad annunciare che il cielo è “nuvoloso con alta probabilità che si formino polpette di carne”, o come più sbrigativamente dice il titolo italiano, cominciano a “piovere polpette”.

“Manna dal cielo”, letteralmente e politicamente per le aspirazioni del sindaco votato al turismo: non più un povero Parco a tema, ma la possibilità di raccogliere turisti da tutto il mondo per ammirare lo spettacolo e, soprattutto, abbuffarsi. In una delle migliori scene del film, si vedono arrivare nel porto dell’isoletta quelle navi da crociera verticali come grattacieli che cominciano a vomitare nel porticciolo masse di obesi turisti mangioni.


Vomitare (scusatemi il termine) è proprio la parola giusta da usare, e la grazia del disegno animato rende perfettamente la situazione: se all’inizio le prime “piogge”, con la possibilità di scegliere il menu con una sorta di telecomando via web, suscitavano l’acquolina nello spettatore, dopo un po’ la quantità di cibo eruttata dalla macchina sommerge qualunque desiderio e ogni appetito.

Subentra, nello spettatore, la reazione contraria, il rigetto per quella pioggia nefasta. Sughi, grassi e oli che cadono dall’alto e –come è avvenuto nella realtà- le dimensione dei cibi che diventano sempre più gigantesche.
“King size” le chiamano in inglese, ma da tempo non sono più i prodotti migliori, quelli destinati alla tavola del re. Patate grandi come zucche, pomodori giganti pallidi e insipidi, panini con l’hamburger sempre più grassi e speziati, bistecche giganti di mucche pazze…
Poi le gelatine, le caramelle gommose, le liquerizie inglesi ed il resto delle schifezze dolci che –insieme a ketchup, maionese e patatine- rende obesi e brufolosi i ragazzini americani.


Un film del genere non nasce a caso. Deriva da un bestseller per ragazzi, ma questo non sarebbe bastato a muovere un colosso come la Columbia, ed a fondare un nuovo gruppo di animazione cinematografica dal nome altisonante come Sony Pictures Animation.
D’altronde altri due nomi altisonanti nel campo dell’animazione, Disney e PIXAR hanno da poco prodotto il loro capolavoro WALL-E per parlare di un robottino che da solo cerca di raccogliere tutta la spazzatura dilagante per il nostro pianeta mentre gli umani sono ormai rincretiniti da cibo e televisione. Oppure Avatar, il nuovo film di semi-animazione di James Cameron che propugna il tradimento dell’ormai irrimediabile razza umana a favore di una popolazione di alieni molto più legata alla natura.
Ma non sarebbe bastato neanche questo.

Ascoltavo una trasmissione di economia a Radio 24, la radio del Sole 24 ore e della Confindustria. Si parlava della crisi della finanza mondiale e delle ripercussioni sull’industria. A fatica le banche e le altre istituzioni economiche sembrano riprendersi, mentre la produzione industriale e i livelli di occupazione sembrano avere molte più difficoltà a riaversi.
Uno degli esperti ha cominciato a dire «Gli americani si cominciano a rendere conto che il consumismo esasperato che ha retto finora la loro economia non è destinato a durare. L’unico passatempo di massa era diventato quello di recarsi nei Centri commerciali per comprare quantità di cattiva merce che ha intasato le loro soffitte e i loro frigoriferi. Ci sarà un’uscita dalla crisi, ma sarà legata ad una produzione meno devastante e onnipresente, di maggiore qualità e di uso meno sconsiderato.»


Allora ho rivisto le devastanti immagini del finale di Piovono polpette, con le discariche di cibo che rompono gli argini e, come l’eruzione di un vulcano, sotterrano tutto sotto il loro camino e ricoprono di rifiuti la superficie dell’isoletta. O dell’intero pianeta, come accadeva nel più poetico WALL-E.
Gli “americani obesi” dovranno mettersi in cura dimagrante, e se le previsioni sono giuste, smetterà di piovere dal cielo il cibo spazzatura.

Si uscirà dalla crisi, dicono gli economisti più avveduti, solo con un nuovo modello di società più sobrio nelle abitudini e più parco nei consumi. In Europa non vogliamo ancora capirlo, e continuiamo a seguire le mode americane di qualche decennio fa, passando tutto il nostro tempo libero nei centri commerciali.
Ma sarà il caso di prestare un occhio e un orecchio a ciò che sta cominciando a succedere in America, a partire dai film per bambini. Se si mettono insieme il Worldwatch Institute e la Confindustria a raccomandarmeli, allora non posso che cominciare a credere a quello che mi dicono i cartoni animati…


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(Giovedì 14 Gennaio 2010)


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