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Triller di media fattura

Bangkok dangerous: il codice dell'assassino

Protagonista Nicolas Cage


di Mirko Lomuscio


I fratelli Pang(la serie horror The eye) sono una infaticabile catena d’industria cinematografica. Dopo aver dato alla luce una serie di prodotti di tensione, ultimo l’americano The messengers prodotto da Sam Raimi, ritentano la carta statunitense proponendo in salsa yankee un loro film del 1999:Bangkok dangerous.
A fare da protagonista hanno voluto la superstar Nicolas Cage, qui in veste anche di produttore. Il film narra le avventure del killer Joe (Cage), un americano che, in trasferta a Bangkok, deve portare a termine una serie di lavori per conto di un potente uomo d’affari.
Qui il nostro farà la conoscenza del giovane ladruncolo Kong (Shahkrit Yamnarm), il quale lo affiancherà nel suo sporco mestiere, e si innamorerà di una giovane farmacista sordomuta, Fon (Charlie Young).
Ma la vita che Joe conduce non gli permette di poter trascorrere un’esistenza tranquilla e ben presto i problemi seri verranno a cercarlo. Per il nostro è ora di trovare una redenzione sicura.



Il film originale era un thriller a tinte drammatiche che, con uno stile alquanto secco, portava in scena le avventure di questo killer (Joe) e del suo amico sordomuto (Kong), sfociando al termine in un melodramma vero e proprio ma usando per protagonista il personaggio di Kong.
Ora, tolto l’handicap al compagno e inserendolo alla ragazza innamorata di turno, I fratelli Pang raccontano di nuovo questa storia, senza rischiare di essere ripetitivi e monotoni.
Bangkok dangerous-Il codice dell’assassino riesce a distaccarsi degnamente dal prototipo, la tecnica americana nella fase produttiva si fa sentire e le scene d’azione sono abbastanza coinvolgenti, tanto da usare spesso una violenza meno convenzionale al cinema occidentale.
Preme dire che alla fine l’operazione non si eleva al di sopra della media e che questo riproponimento del lungometraggio del 1999 è solo un prodotto di puro intrattenimento. Cage recita senza esagerazioni, rinunciando alle solite espressioni e affidandosi ad un’ interpretazione più fisica che mimica.
Quello che però non sembra stargli a pennello è l’età, perché in verità per il tipo di ruolo affidatogli sembra anche troppo avanti se confrontato col contesto della trama. Lo script di Jason Richman (Bad company-Protocollo Praga) si adatta alla perfezione con la trama del primo film e riesce a rimescolare le carte con le caratterizzazioni di diversi personaggi.

giudizio: * 1/2



(Venerdì 29 Gennaio 2010)


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