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Uno spettacolo scritto ed interpretato da Paolo Hendel

Il tempo delle susine verdi

Visto al teatro Parioli di Roma


di Sandro Russo


Nel teatro d’autore il personaggio che sta sul palco è tutto: lo si va a vedere/sentire perché lo si conosce e entro certi limiti si sa cosa aspettarsi. Era così con Gaber; è così con Dario Fo, con Benigni e altri. Si va a teatro per sentire le sue ultime novità; per avere un aggiornamento della sua visione del mondo. Per il resto la scelta è fatta; l’accettazione compiuta già al momento di decidere per lo spettacolo.
Paolo Hendel appartiene a quella categoria di geniacci toscani, affabulatori naturali simpaticamente ribaldi …che qui a Roma ’n po’ s’invidia… Hovvia!
È così anche con questa sua recente piece, scritta insieme con Piero Metelli, suo antico sodale e complice. Sull’amore, questa volta, ma è più un pretesto che il tema effettivamente svolto, perché, così come è del personaggio, il tema è libero. Si parla di attualità, di cose pubbliche e private e un po’, ma senza affondare, anche d’amore. Frammenti - diluiti e rivisitati - di un discorso amoroso. Qualcosa di Platone, Neruda e un po’ di Barthes e perfino quel classico dell’equivoco che è ‘L’uccello in chiesa’ di Trilussa. Perché l’amore spesso sconfina con il sesso e - all’uso toscano - con aspetti più carnali e fisici: - L’amore è come la minestra di fagioli: vuole lo sfogo!
Racconta Hendel anche frammenti di vita di tutti i giorni, di una persona che potrebbe essere chiunque, alla visita dal dottore o al check-up nel laboratorio di analisi. Poi attraverso il suo ‘alter ego’ Cancarlo Pravettoni - ma la ‘n’ quasi non si sente – tratteggia il peggio del peggio dell’uomo politico dei nostri tempi; ministro degli ‘Affari Sporchi’: il programma di cementificare i Fori e lo stesso letto del Tevere; un partito che ha come simbolo il sole che ride inghiottito da una pattumiera…

Uno spettacolo agile e leggero, con un originale contrappunto in scena da parte della chitarra classica di Ranieri Sessa: un Hendel in ottima forma, che così ci si conservi a lungo!



(Martedì 26 Gennaio 2010)


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