.


Film in uscita Recensioni Festival Eventi Sipario Home video Ciak si gira Interviste CineGossip Gadget e bazar Archivio
lato sinistro centro

Home Archivio      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra


Un film ancora sul disagio della classe media americana

Tra le nuvole americane

La confusa umanità in cui è immersa l’America


di Pino Moroni


Pino Moroni, dopo Broken Flowers (2005) di Jim Jarmusch, continua con Tra le nuvole (2009) di Jason Reitman, la sua analisi sul disagio della società americana, vista attraverso i suoi film. Contrapponendosi alle opinioni del collega Piero Nussio che con il suo pezzo su Juno (2007), sempre di Jason Reitman, vedeva invece, in questi anni, una certa riscoperta dei valori umani nella stessa società americana.





Tra le nuvole (Up on the air) è un film che dà la precisa dimensione dell’asfittico, indifferente, cinico sistema di vita americano. Meglio starne fuori!
Infatti nel film di Jason Reitman, codiretto con il padre Ivan, quello di Gostbusters (1984), l’interprete Ryan Bingham (George Clooney), con i suoi 322 giorni di volo all’anno, vive fuori da quella società, facendo senza particolare entusiasmo, ma con grande professionalità consolatoria il ‘tagliatore di teste’, per conto di società che vogliono licenziare.
Ma non è questo che ci interessa. Cioè tutto il primo tempo del film, con un bravo George Clooney, sempre in viaggio, con il suo immancabile bagaglio a mano, simbolo della emancipazione dalla famiglia, divertente e malinconico, maschilista e forte della sua solitudine razionalizzata. Concetto già sviluppato da Jim Jarmusch in Broken flowers (2005). Ivan Reitman, il nuovo regista della ‘sofisticated comedy’, commedia raffinata che si riallaccia a quella del regista Gregory La Cava, dell’attore Cary Grant e degli anni ‘30-‘40 per intenderci, nel suo Thank you for smoking (2006) aveva già mostrato il suo talento pensoso e brillante.
Ma a differenza di Juno (2007), in cui come diceva il collega Piero Nussio, sembrava aprirsi uno spiraglio di luce nel buio della decadente, degradata e disastrata società americana, con questo film ha portato avanti il discorso sulla fragilità e disillusione dell’individuo americano nella attuale crisi non solo economica ma anche esistenziale.
Ed è l’incontro con due diverse tipologie femminili che dà al film la misura della confusa umanità in cui è immersa l’America.
La prima è una matura viaggiatrice solitaria (Vera Farmiga) che cerca nei bar-acquari delle medie città americane un amante occasionale, che si diletta di appuntamenti ad intermittenza ed evasioni pericolose dalla sua vita nascosta.
Una tagliatrice di teste in senso sentimentale, mascherata da donna ideale che può far cambiar vita e lavoro perfino ad un affascinante granitico uomo di successo come Ryan Bingham. Il quale, nella sua rincorsa (scopo di vita) al traguardo dei 10 milioni di miglia di volo, si trova a far da maestro ad una ragazzina ambiziosa e molto saputa (Anna Kendrick) che intende far applicare al loro ufficio un nuovo programma per licenziare in videoconferenza.
Diventa chiaro che Ryan Bingham non potrà più viaggiare ed il pensiero di lavorare solo in sede lo porta a considerare un più convenzionale cambio di vita.

È l’errore dell’uomo razionale, quello di pensare di mettere su casa e famiglia. Dopo aver visto, con gli anni, fallire tutti i tentativi di amici e colleghi, arrivare alla stessa decisione con la chiara visione dei risultati. Ryan Bingham mette così da parte il suo disincanto e le sue difese personali, pensa alla sua bella amante come moglie e riesce anche a convincere il fidanzato della sorella che, con il matrimonio non sono in arrivo gli anni opachi dell’American beauty (Sam Mendes 1999), ma I giorni del vino e delle rose (Blake Edwards 1962).

Forse ci saranno altri film che ci daranno altre speranze per il futuro americano, ma intanto Jason Reitman, al suo terzo film, ha già impresso una forte svolta a quel raffinato genere ripreso dal passato, che da commedia brillante si sta trasformando in malinconico ed amaro dramma umano.
Ryan Bingham, con il fisico di George Clooney, il più desiderato dalle donne, vola ancora sopra le nuvole come una stella solitaria, in fuga da una vita di perfida credibilità ed ipocrisia puritana, come aveva sempre pensato.


La commedia amara di Jason Raitman
Fra le nuvole - Up in the air
Clooney mai così affascinante e affabulatore...
Premio come miglior sceneggiatura al Golden Globe



(Lunedì 1 Febbraio 2010)


Home Archivio      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra

lato destro