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Film sull'adolescenza americana dell'esordiente Campos

Afterschool

Ritmo lento e lunghezza eccessiva per un'opera con un'ottima tematica


di Mirko Lomuscio


Dalla selezione ufficiale del Festival di Cannes 2009, ecco approdare nelle nostre sale Afterschool, il film dell’esordiente Antonio Campos. La pellicola offre uno spaccato di vita adolescenziale che mette a confronto il cinismo dell’essere giovani con quello del mondo di internet, fatto di video crudi visitati soprattutto dai ragazzi. La storia è ambientata in una prestigiosa scuola del New England dove Robert (Ezra Miller), studente di audiovisivi, passa il suo tempo con i compagni di alloggio, tutta gente dedita alla vita turbolenta che la loro giovane età gli obbliga di fare.
Un giorno però il nostro farà una sventurata scoperta: infatti, mentre lui è in giro a riprendere con la sua videocamera, per caso diventa testimone della morte per overdose di due studentesse, le famose gemelle dell’istituto tanto desiderate da Robert. L’evento sconvolgerà non poco lo studente e gli viene attribuita la responsabilità di realizzare un video che ricordi la vita scolastica delle due vittime. Per lui è arrivato il momento di scoprire se fidarsi degli altri sia la cosa giusta da fare.



Film con spiccate velleità autoriali, Afterschool è un’opera che guarda non poco al cinema di Gus Van Sant e Greg Araki, in quanto a tematiche e ambientazioni. Campos, pur sapendo come raccontare questa storia e sviluppare le ambiguità dei suoi personaggi, è troppo fiero di questo sguardo e ne abusa più che può, fino a toccare punte di sana ironia.
La musica è assente; i ritmi sono lenti e tutto è sviluppato affinché sembri realistico nei contesti, ma questo non fa di Afterschool un film riuscito al cento per cento. Alla fine non si capisce bene dove il regista voglia arrivare e il suo discorso sui giovani d’oggi e la loro sconclusionata vita va a finalizzarsi su un dualismo presente nel protagonista stesso, come voler chiudere la parentesi su un’aurea da thriller nell’animo.
Un dettaglio questo che rende Afterschool più superficiale e quindi meno valido artisticamente, insopportabile nelle sue due ore (!) di durata, che per un film del genere sono troppe. Peccato perchè il confronto fra la reale e tediosa vita sessuale dei giovani e la violenza di internet era un tema interessante e poco affrontato.
Alla fine i risultati sono quasi sufficienti ma il film lascia nello spettatore la curiosità di voler seguire il messaggio che il ventiquatrenne Campos riuscirà ad approfondire nelle sue opere future.
Curiosità: troviamo, nel ruolo del signor Burke, l’attore Michael Stuhlbarg, recentemente notato ai più come protagonista dell’opera firmata dai fratelli Coen A serious man.

giudizio: * 1/2

Incontro con il regista di "AfterSchool"
Antonio Campos
"Il mio cinema è stato influenzato da Antonioni"



(Sabato 20 Febbraio 2010)


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