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Rielaborazione poetica e raffinata del concetto di horror

Alone

Firmato da Parkpoom Wongpoom e Banjong Pisanthanakun


di Antonella Murolo


Il particolare legame che unisce due gemelli è stato soggetto di numerose pellicole. Cosa succede quando uno dei due muore? È vero che possono percepire le emozioni dell’altro? Tale correlazione psicologica si trasforma in co-dipendenza fisica nel caso in cui si parli di gemelli siamesi? A questi interrogativi cerca di rispondere "in salsa horror" anche “Alone”diretto dai registi tailandesi Parkpoom Wongpoom e Banjong Pisanthanakun. Il film narra la vicenda di Pim, abbandonata misteriosamente la Thailandia, comincia una nuova vita accanto al suo amato Vee in Corea. Purtroppo un improvviso ictus della madre la richiama nel suo paese natale, dove i ricordi di un passato pesantemente seppellito cominciano a riaffiorare a tormentare la sua esistenza apparentemente felice. Riflessi negli specchi, respiri profondi nel cuore della notte, strani spostamenti d’aria: tutto fa pensare a una persecuzione soprannaturale. E così viene a galla la sua infanzia. La donna scopre di essere stata legata per lo sterno a sua sorella gemella Ploy, di cui le rimane ormai solo una cicatrice.


Dopo una mediocre prova con “Shutter” del 2004 (che non ha impedito comunque al mercato statunitense di farne un remake nel 2008 dagli altrettanto discutibili risultati), Parkpoom Wongpoom e Banjong Pisanthanakun tornano ad analizzare i tormenti causati dai fantasmi che ognuno di noi ha nel proprio passato, trasformandoli in inquietanti figure dagli occhi a mandorla. Lo schema stilistico è quello tipico degli horror orientali, cadenzati e radicati alla psicologia dei personaggi, ma i due registi si muovono in maniera impeccabile all’interno di una storia che parte come già troppe volte raccontata. Le informazioni vengono rilasciate secondo tempistiche ben calibrate, che riescono a tenere sempre alta la soglia d’attenzione dello spettatore, miscelando sapientemente apparizioni sanguinolente e suspance del “non detto”. Si potrebbe definire “Alone” come una rielaborazione poetica e raffinata del concetto di horror: un viaggio nella percezione della solitudine e di come questa influisce sui rapporti sociali e familiari. Fotografato con asettico realismo il film è accompagnato da una colonna sonora suggestiva, che a tratti ricorda l’uso del tema portante nel cinema di Dario Argento. Buone le performance dei due attori principali Marsha Wathanapanitch e Withaya Wasukraipaisan.

giudizio: ** 1/2


http://www.alonethemovie.it



(Venerdì 13 Agosto 2010)


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