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A Roma per presentare la “Passione” per la musica napoletana

John Turturro

Il suo omaggio a Napoli e alla sua gente


di Roberto Leggio


Roma. Figlio di un carpentiere pugliese e di una cantante jazz di origini siciliane John Michael Turturro continua a compiere il viaggio artistico nel nostro Paese alla ricerca delle sue radici.
Dopo essersi dedicato, nel 2006, al teatro italiano interpretando e dirigendo al Teatro Mercadante di Napoli, "Questi fantasmi" di Eduardo De Filippo si è cimententato con "Fiabe Italiane", un lavoro liberamente ispirato all'omonimo testo di Italo Calvino.
Ora porta la sua "Passione" per Napoli sul grande schermo
attraverso un docu-film dedicato alla canzone partenopea. Presentato fuori concorso a Venezia il film è un atto d'amore verso uan città che definisce un "juke-box maestoso". Il filo rosso che lega tutte le bellezze e le contraddizioni della città partenopea è, secondo il regista americano, la canzone. Per Turturro Napoli è l'aria fresca, il cibo ed un tetto e la musica è l’ingrediente essenziale per la sopravvivenza della gente. Oggi il talentuoso attore e regista, che nel film si è cimentato in un balletto di gruppo insieme a Fiorello, è nella capitale per presentare il film che uscirà sugli schermi nostrani il 22 ottobre.


Dopo le ottime reazioni del Festival di Venezia, cosa si aspetta dal pubblico italiano?
Spero che la gente capisca lo spunto con il quale ho girato il film: l’anima della città di Napoli è la musica. La musica napoletana appartiene a tutti. E’ conosciuta in tutto il mondo.

Con quale criterio ha scelto gli artisti che rappresentano le canzoni napoletane?
Volevo avere artisti con grande preparazione, ma anche cantanti di vario genere. Ho scelto Fiorello perché mi interessava come avrebbe cantato “Caravan Petrol” di Carosone. Ho chiamato Enzo Avitabile per l’arrangiamneto, poi la cosa è stata molto semplice. Abbiamo girato alla Solfatara con un somaro enorme… ed il gioco è stato fatto.




La sua non è una Napoli da cartolina...
No, per questo film volevo evitare i luoghi comuni: pizza, Vesuvio, malavita… Scoprendo la città e la sua anima musicale, sono riuscito a filmare l’essenza che cercavo. Alla fine è un film dove la musica rappresenta la vita che scorre... quotidianamente, incessante.

Quale apporto hanno dato i cantanti al film?
Molti sono i cantanti che hanno partecipato a questo film. Ma più che cantare hanno narrato la città attraverso la musica e la sua vitalità. Credo che ognuno di loro, in condizioni diverse, potrebbero perfino recitare. In fondo cantare è l’interpretazione di una suggestione.

Pensa di tornare a dirigere Fiorello in un suo film?
Perché no. Lui come gli altri ha interpretato la canzone di Carosone. Sarebbe un ottimo attore, però anche se gli ho detto che "da oggi ha un contratto con me", non ne vuole sapere.

E’ vero che ha in mente di girare una versione cinematografica di Questi Fantasmi di Eduardo De Filippo?
L’intenzione è quella, però adesso è abbastanza prematuro parlarne.

Si dice che è stato Francesco Rosi ad aprirle le porte della canzone napoletana…
In parte. Lavorando con lui ne La Tregua, abbiamo parlato a lungo della musica della sua città. In casa mia a New York i miei ascoltavano un sacco di musica italiana. E quindi molte canzoni napoletane le conoscevo già. E’ stato lui ha mettermi in testa l’idea di realizzare un film del genere. Essendo italo-americano, cioè un uomo con uno sguardo distaccato, avrei avuto la sensibilità giusta per farlo. Sono passati anni e alla fine ho realizzato una “storia” su un luogo, pieno di musica e vitalità.

Che tipo di film voleva realizzare?
Non ho fatto un film sulla storia della musica napoletana. Fin dall’inizio avevo in testa di fare un film di intrattenimento, dove la musica fosse l’humus collante della vicenda. Napoli è un crogiolo di pulsante di tante storie assieme. Tutto vibra, dalla vita, alla morte, all’amore… anche la terra vibra sotto il Vesuvio. Quindi tutto è estremamente creativo. In questo film ho cercato di mettere assieme tutte queste sfaccettature. Sarà poi il pubblico, napoletano e italiano in genere a giudicare se ho colto nel segno.

Lei è italo-americano. Ma perché noi per gli Americani siamo solo quelli della Pizza e Mandolino?
Non posso spiegare del tutto questa domanda. Posso comunque dire che gli americani non sono estremamente curiosi. Per questo creano gli stereotipi. Lo fanno con tutti, non solo con gli italiani. Pensate solamente a come vengono sfruttati gli attori italo-americani. Finiscono sempre per ricoprire gli stessi ruoli. La mancanza di curiosità non apre orizzonti. Ed è quindi più facile attaccarsi ai cliché che approfondire una cultura ed i suoi modi di vivere.

Da dove viene questa sua "passione" per la musica?
Mia madre era una cantante. Sono cresciuto in una famiglia in cui la musica era non-stop. Mi piacciono tutti i generi e ho trascorso molte giornate nella mia cantina a dirigere un’orchestra immaginaria o a ballare seguendo le musiche di James Brown.



(Martedì 12 Ottobre 2010)


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