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La leggerezza e la tenerezza del tempo che cambia

L'Illusionista

Jacques Tati ritrovato, rinato e a cartoni animati


di Roberto Leggio


L’illusionista fa parte di un mondo in estinzione. Si esibisce in locali di quart’ordine, con un cilindro, un coniglio e carte da gioco vecchie come lui. Nessuno se ne accorge, ma nonostante i pochi applausi, continua a “lavorare” con molta dignità. Il mondo sta cambiando (siamo nei primi anni ’60) e la musica pop-rock fagocita il Cabaret e la Rivista in genere. L’Illusionista vaga da Parigi alle Highlands in posti dove qualcuno lo ingaggia per pochi soldi e pochi “interessati” avventori. Una ragazzina, affascinata da quest’uomo silenzioso e leggiadro, fugge con lui verso Edimburgo. Attraverso sacrifici (garagista e vetrinista-intrattenitore), lui se ne prende cura come una figlia, acquistandole scarpe nuove, vestiti alla moda e facendole “scoprire” il mondo che la circonda. Quando lei affronterà un amore, lui se andrà da solo, contento di aver imparato e aver fatto imparare a vivere.

Tratto da una sceneggiatura (mai realizzata) che Jacques Tati scrisse per la figlia, il film-animato di Sylvian Chomet è un capolavoro di silenzi, gesti, coraggio, amore paterno e consapevolezza del tempo che passa. Una sorta di omaggio, non agiografico, al grande artista francese, che con poche parole e molti sguardi riusciva con “stralunata semplicità” a fotografare il mondo che lo circondava. Su questo piano L’Illusionista, grazie all’eleganza dei disegni di Chomet, diventa un elagico racconto di formazione di un uomo che sente sulla sua pelle l’obsolenza di una professione ormai al tramonto. Ma la cosa che colpisce è come, in fil di “matita”, tutta l’anima e poetica di Tati sia stata resa palpabile (umanità, sfondi, colori). Un’opera garbata e allo stesso tempo triste e romantica, che non ha nulla da invidiare a tanti (tantissimi) cartoon-americani, tutta tecnologia e poca grazia.

Giudizio ***



(Venerdì 29 Ottobre 2010)


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