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Quarta commedia di Massimo Boldi dopo il divorzio da Filmauro

A Natale mi sposo

Molta mediocrità e poche risate


di Mirko Lomuscio


Nuova commedia pre natalizia interpretata da Massimo Boldi, A Natale mi sposo è la quarta opera cinematografica che il noto attore milanese realizza dopo il divorzio dal cinepanettone firmato Filmauro.
Giocando di nuovo in quantità, come era già successo con i poco riusciti Matrimonio alle Bahamas e La fidanzata di papà, anche qui ci si concentra sulla presenza di massa inserendo attori di richiamo come spalla. C'è il napoletano Vincenzo Salemme (già in coppia con l’ex Cipollino in Olè) il romano Enzo Salvi (alla nona collaborazione con Boldi) fino all’entrata in scena della new entry Massimo Ceccherini. Non si esclude, poi, l’apporto ironico femminile con Nancy Brilli e Teresa Mannino (Meno male che ci sei) più una Elisabetta Canalis (Natale a New York) in cerca di una vera dote recitativa (senza trovarla).
La trama è banale: Gustavo (Boldi) gestisce un ristorante romano assieme all'ex pugile Rocky (Salvi) e Cecco (Ceccherini), gerontofilo incallito. Il nostro cuoco viene coinvolto nella realizzazione del menù di nozze di Chris (Lucrezia Piaggio), una giovane ragazza promessa sposa al bel Steve (Simon Grecchi), nonché ex-fiamma del figlio Fabio (Jacopo Sarno). Grazie ad uno stratagemma di quest’ultimo che Gustavo si ritroverà a Saint Moritz assieme alla sua combriccola , combinando guai a non finire nella casa dei ricchi Tony (Vincenzo Salemme) e Sara (Nancy Brilli), genitori di Chris ed organizzatori del matrimonio da celebrare.


Cambia il regista, qui Paolo Costella (Tutti gli uomini del deficiente), ma la qualità è sempre quella.
Nonostante A Natale mi sposo sia meno pessimo dei due precedenti film con Boldi non riesce ad elevarsi al rango di una commedia riuscita. Il film fluttua continuamente in una mediocrità di fondo sviluppata in una serie di gag, alcune riuscite (i duetti Boldi/Salemme) altre no (i momenti con la Canalis in vena di ironia), che strappano raramente qualche sorriso.
Gli attori coinvolti si lasciano andare con i loro cliché e le loro specialità (il ruolo della finta snob per la Brilli, il volgare parolacciaro per Salvi, l’ allupato per Ceccherini), senza però sinceramente capire se sanno cosa stanno facendo e su che tipo di copione stanno svolgendo il proprio lavoro.
Ciò che manca ad un film come A Natale mi sposo è un vero lavoro di scrittura. Lo script della pellicola, scritto a quattro mani tra cui lo stesso Boldi, si incentra, infatti, sul solito canovaccio del matrimonio tra due fazioni sociali differenti (è la terza volta che Boldi si basa una storia del genere, non sarebbe ora di cambiare?). Infastidisce anche l’utilizzo della parola Natale nel titolo che sa tanto di strumentalizzazione e furbizia. Come a voler ingannare chi ha intenzione di andare a vedere un classico prodotto natalizio.

giudizio: *




(Venerdì 26 Novembre 2010)


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