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Ritorno al futuro per Disney, a distanza di trent'anni

Tron: Legacy

Kosinki firma uno spettacolo visivo senza pari


di Marco Lucio Papaleo


Nel 1982, i computer e i videogiochi non erano certo popolari come al giorno d'oggi, anzi: erano visti quasi con sospetto dai non addetti ai lavori, un qualcosa di astruso, per certi versi addirittura pericoloso per vari motivi. In quell'anno usciva TRON, tra i primi film a trattare i temi del videogioco e della realtà virtuale, tramite un'intelaiatura da fantascienza e un ampio ricorso ad una grafica computerizzata per l'epoca assolutamente al di fuori di ogni standard.
Un film divenuto un piccolo cult ma inevitabilmente astruso per il grande pubblico. A quasi trent'anni di distanza, Steven Lisberger, regista del primo TRON, torna in veste di produttore con Tron: Legacy, atipico sequel diretto dal giovane Joseph Kosinski.
La pellicola riprende le fila del primo episodio: Kevin Flynn (Jeff Bridges) è rimasto intrappolato per più di vent'anni nel Grid, il mondo virtuale che ha scoperto ed esplorato nel primo TRON. Nel frattempo, il mondo lo ha creduto misteriosamente scomparso, mentre la sua società informatica, la ENCOM, è diventata una delle industrie più influenti al mondo. Suo figlio Sam (Garrett Hedlund), ormai cresciuto, è un giovane genietto ribelle che non vuole accettare le sue responsabilità nel consiglio di amministrazione, e passa il tempo fra una bravata e l'altra. Ma presto il ragazzo scoprirà una portale per entrare anch'egli nel Grid. Inizialmente spaventato e confuso, presto combatterà al fianco dell'intelligenza artificiale Quorra (Olivia Wilde) per salvare suo padre e porre fine agli spietati piani di conquista del freddo e calcolatore Clu, divenuto ora il padrone del Grid...



Tron: Legacy è un film atipico. Non tanto nella sua storia, che ci aspettavamo più azzardata e sperimentale (come del resto fu invece il predecessore), quanto nel suo approccio audio-visivo col pubblico. Se, infatti, la storia è quasi banale e scontata (nonostante alcuni tocchi di classe come la scena finale estremamente significativa) è nell'impatto coi sensi dello spettatore che il film di Kosinski gioca le sue carte migliori.
L'esperienza è straniante, e chi non ama la fantascienza, la computer graphic e soprattutto le tematiche della realtà virtuale, potrebbe addirittura trovare sgradevole un film che pretende così tanta partecipazione “fisica” allo spettatore. Se difatti le scene ambientate nel nostro mondo funzionano pur restando in due dimensioni, è nella stereoscopia del Grid che si compie il miracolo sensitivo di Tron: Legacy. Mai prima d'ora si era visto un 3D tanto immersivo, spettacolare e funzionale alla storia, coadiuvato da una azzeccata colonna sonora d'atmosfera curata dai francesi Daft Punk, da sempre alfieri della musica elettronica. Il mondo di Legacy soverchia lo spettatore e gli fa inevitabilmente paura, nella sua immensità e freddezza, rischiarato (ma non riscaldato) da miriadi di luci al neon che scandiscono le azioni di tutti gli abitanti cibernetici di questo mondo fantastico.
Più che un film, un'esperienza, sicuramente meritevole di visione, mai prima d'ora così obbligatoria in 3D.

giudizio: * * * 1/2



(Giovedì 30 Dicembre 2010)


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