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Spionaggio “riscaldato” a Berlino

Unknown - Senza Identità

Thriller dall’impianto classico e senza sussulti


di Roberto Leggio


Un dottore e sua moglie perdono una valigia appena arrivati all’aeroporto. Vi ricorda qualcosa? Il dottore, giunto a Berlino per un importante congresso di biotecnologia, resta coinvolto in un incidente stradale e perde la memoria. Vi ricorda qualcosa? Per capire chi sia e perché nessuno gli crede (mentre dei killer vogliono toglierlo di mezzo a tutti i costi) viene aiutato da una giovane taxista e finisce a casa sua. Vi ricorda qualcosa? Tutti, compreso il protagonista, non sono quelli che dicono di essere. Se anche questo vi ha instillato il dubbio di averlo già visto, allora siete sulla buona strada per capire che i vostri ricordi non vi stanno tirando un brutto scherzo. Senza farvi lambiccare il cervello, vi diciamo subito che in questo pasticciaccio spionistico ambientato una irriconoscibile Berlino, molto è tratto da Frantic (di Roman Polansky), tanto è opzionato da Hitchcock (Il sipario strappato su tutti) e molto altro ancora è frullato da svariati film di genere azion/spionistici/polizieschi, compreso il finale pirotecnico con una “inaspettata” redenzione buonista. Come a dire che niente si crea e tutto si ricicla.

Peccato perché per una buona metà (la migliore) il film è molto accattivante, sapendo dosare la suspence e i colpi di scena, ma poi quando la storia si avvia verso la sua catarsi, tutto perde peso incanalandosi in un canonico (ed improbabile) film di azione. Per il regista spagnolo Jaume Collet-Serra era la buona occasione di dimostrare di essere un affidabile autore di atmosfere (il suo Orphan, fino all’ignobile finale era stato un piacevole film di genere), ma l’aver tradito l’horror non gli ha giovato affatto. Così tutto è riscaldato, compreso Liam Neeson, che ha scordato di aver già perso la memoria (in un incidente stradale) in un altro film. Si salvano un eccezionale Bruno Ganz, nei panni di un indomito (e mai pentito inquisitore della Stasi) e la brava Diane Kruger, capace di entrare nella pelle di una emigrata clandestina in cerca di “stabile” identità.

Giudizio *



(Venerdì 25 Febbraio 2011)


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