.


Film in uscita Recensioni Festival Eventi Sipario Home video Ciak si gira Interviste CineGossip Gadget e bazar Archivio
lato sinistro centro

Home Archivio      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra


Stile orignale ed adrenalinico per un film da vedere tutto d'un fiato

127 ore

Ottima interpretazione di James Franco


di Oriana Maerini


Nessun oscar per Danny Boyle e il suo godibilissimo127 ore, pellicola tratta da “Between a rock and a hard place”, un libro autobiografico che narra le disavventure di un giovane scalatore. Raccontata da un altro regista poteva risultare noiosa e che, invece, nelle sue mani è affascinante ed adrenalinica. Dopo il pluripremiato “The Millionaire”, il regista britannico che fece scalpore con film cult anni 90 come Trainspotting torna dietro la macchina da presa per raccontare la vicenda di Aaron Ralston, l’ingegnere con la passione per il trekking che nel 2003 non esitò ad amputarsi un braccio dopo essere rimasto incastrato in una roccia nel deserto dello Utah per 127 ore.
Attraverso uno stile giovanilistico, agile e quasi frontato, Boyle ci fa entrare in empatia con il personaggio di questo giovane arrogante che, durante la sua prigione forzata fa i conti con i suoi limiti non solo fisici ma anche caratteriali.



Split screen, flash back , musica a tutto volume, siparietti comici ed accattivanti: questi sono gli strumenti che usa il regista donando al film una cifra originale, quasi da documentario d'autore. La bravura di James Franco che interpreta in modo mirabile il protagonista fa il resto. Attraverso la catarsi excursionista Aaron ha modo di crescere spiritualmente ripercorrendo in quelle ore che, sembrano destinate ad essere le ultime delle sua vita tutti gli errori compiuti, i sentimenti negati e le occasioni perdute.
Ma 127 ore per gli amanti del brivido, regala anche delle sfumature horror grazie alle scene raccapriccianti in cui il nostro arriva a mutilarsi pur di continuare a vivere. Ma, a dispetto della drammaticità della vicenda, il film di La Boyle (e qui risidede il merito maggiore) non spinge sul pedale del pietismo. Anzi, nonostante l'atmosfera caustrofica, il film, a tratti, riesce anche a divertire lanciando un monito che vuole essere anche una morale: l'egoismo e presunzione possono diventare una trappola mortale.

giudizio: ***



(Lunedì 28 Febbraio 2011)


Home Archivio      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra

lato destro