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Nuova versione della saga inaugurata nel 1978 da Joe Dante

Piranha 3D

Citazionismo e divertimento più sfrenato per film stile anni 80


di Mirko Lomuscio


Inizialmente era un derivato de Lo squalo di Steven Spielberg, poi col tempo, è assurto a classico a tutti gli effetti per rimanere in seguito impresso nella memoria dei cultori dell’horror; stiamo parlando di Piranha, il film del 1978 firmato da Joe Dante (e prodotto da Roger Corman). Ora la pellicola, dopo un sequel a firma di James Cameron (Piranha paura) e un remake televisivo dell’anonimo Scott P. Levy (Piranha-La morte viene dall’acqua), rivive sui nostri schermi con un rifacimento realizzato da Alexandre Aja (Alta tensione).
Puntando lo sguardo più sull’intrattenimento che sui messaggi politici di fondo, questo Piranha3D usa un fragile canovaccio narrativo per poter mettere in scena ciò che gli estimatori del gore e dell’estetica horror si aspettano senza fronzoli per la testa. Infatti la trama prende inizio grazie ad una scossa di terremoto, che riesce a creare una voragine sotto Lake Victoria, in Arizona, liberando così un esercito di voracissimi pesci preistorici creduti estinti ormai da secoli. Starà allo sceriffo del luogo, Julie Forester (Elizabeth Shue), cercare di fermare la catastrofe a cui molti dei bagnanti stanno andando incontro. Purtroppo il periodo è quello sbagliato perché, giovani scalmanati e belle ragazze, stanno invadendo le acque di Lake Victoria come è consuetudine nel pieno dell’estate.



Con un avvio che subito punta al citazionismo, facendo recitare a Richard Dreyfuss un ruolo analogo a quello de Lo squalo di Spielberg (tanto da tenerne lo stesso nome, Matt), il film di Aja poi si getta verso il divertimento più sfrenato, giocando in quantità di nudi femminili e alcool a fiumi, gettando quelle basi che in qualsiasi slasher movie fanno l’ossatura dell’esile scheletro narrativo. Morti e sangue non mancano di sicuro, soprattutto grazie alla scena madre, dove i pescioni protagonisti sono presi a divorare i felici bagnanti in una vera orgia di emoglobina (leggenda vuole che durante la lavorazione girasse sul set un camion cisterna pieno di sangue finto). Lo stile da film di genere anni ’80 fa sì che Piranha si ritagli nel cuore degli amanti nostalgici un posto di rilievo.
Rimane giusto il rimpianto di non assistere a qualcosa di più compiuto, dato che Aja è uno che si era imposto come autore da tenere d’occhio (oltre al citato Alta tensione anche il suo remake di Le colline hanno gli occhi faceva ben sperare), però i risultati in fondo non sono per nulla disastrosi e l’occhio cinefilo del regista si fa sentire molto meglio che nel precedente (e a tratti mediocre) Riflessi di paura. A completare l’effetto scintilla dell’appassionato cinefilo infine c’è la scelta del cast, che va da sotto glorie come la protagonista Shue (nomination all’Oscar per Via da Las Vegas), il nero Ving Rahmes (Pulp fiction) e l’insopportabile Jerry O’Connell (Jerry Maguire), fino al coinvolgimento di vecchi volti (il citato Dreyfuss, il Christopher Lloyd di Ritorno al futuro) e di qualche star femminile del cinema porno (Gianna Michaels e Riley Steele presenti all’appello).
A questa galleria va ad aggiungersi anche il regista (Hostel) e attore (Bastardi senza gloria) Eli Roth, nelle brevi vesti di un disgraziato disc jockey.
Sangue, seni al vento, ironia e tre dimensioni: se siete di gusti facili allora avete trovato il vostro capolavoro.

giudizio: * *





(Sabato 5 Marzo 2011)


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