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Cerami figlio, sceneggiato da Cerami padre ripropone le atmosfere de "Il Casotto"

Tutti al mare

Commedia corale godibile ma non necessaria


di Mirko Lomuscio


Era il 1977 quando Sergio Citti approdò nelle sale italiane con quel Casotto, spaccato dell’epoca che non aveva l'ambizione di voler dire la sua sulla società, ma di illustrare una serie di storie e farle incrociare in modo intelligente in un’unica location. Ora,a distanza di anni, il co-sceneggiatore di quel film, ovvero Vincenzo Cerami (La vita è bella), torna sul luogo del delitto sfornando una nuova storia che racconti alcune vite di oggi e mettendo dietro la macchina da presa suo figlio Matteo. Tutti al mare non è ne un rifacimento ne un remake di Casotto, solo un nuovo modo di vedere la gente di oggi usando lo stesso espediente narrativo, ma ampliando la location da interno stretto a esterno. (la spiaggia)
Il giro di vite che circondano quest’opera si danno appuntamento, non intenzionalmente, allo stabilimento di Maurizio (Marco Giallini), che gestisce un chiosco sotto la vista immancabile di sua madre Valeria (Ilaria Occhini), una donna amante delle telenovelle.
Tra i tanti che verranno ad ospitare la zona troviamo lo smemorato Nino (Gigi Proietti), la coppia d’amici Gigi (Francesco Montanari) e Nando (Libero De Rienzo), le due lesbiche Giovanna (Ambra Angiolini) e Sara (Claudia Zanella), la conduttrice televisiva Adalgisa (Anna Bonaiuto) con al seguito l’assistente straniera Alina (Elena Radonicich), un misterioso suicida (Ennio Fantastichini) e un verace pescatore (Ninetto Davoli).



Anche se la scommessa di Cerami padre nel voler ricreare quella stessa atmosfera che si creò col film di Citti è azzardata; un’idea che da principio parte molto svantaggiata, Tutti al mare riesce ad essere una godibile commedia dei nostri tempi. Il merito è, senza dubbio, anche della carrellata di attori coinvolti (oltre ai citati anche Sergio Fiorentini, Rodolfo Laganà, Valerio Mastandrea non accreditato, Vincenzo Cerami stesso e Pippo Baudo nel ruolo di se stesso) presi a sfoggiare la loro professionalità sempre con la battuta pronta. Su tutti troneggia ovviamente il grande Proietti, che con la sua professionalità, porta una ventata di freschezza all’operazione mentre il protagonista Giallini riesce a tessere ottimamente il file rouge che collega tutte le storie.
Insomma se tutto fosse stato lasciato almeno alla mercé di un’operazione meramente recitativa i risultati sarebbero stati anche migliori, ma purtroppo Cerami figlio, memore del fatto che tutto parte da Citti, gioca a fare l’autore in certi casi e azzarda qualche colpo di classe, citando addirittura Pasolini e il suo Dove vanno le nuvole?.
Tutti al mare non è, comunque un film da buttare se non altro per la vena sociale critica (il discorso sugli immigrati, l’onnipresente presenza della televisione, i matrimoni di convenienza) che riesce a lanciare. Proprio come la cara e vecchia commedia italiana di una volta e che ha rivissuto recentemente nei film dei fratelli Vanzina.


giudizio:**



(Venerdì 11 Marzo 2011)


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