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Secondo lungometraggio del regista romano Gabriele Albanesi

Ubaldo Terzani Horror Show

Ottimo film di genere considerando il low budget


di Mirko Lomuscio


Con l’esordio Il bosco fuori, il giovane regista Gabriele Albanesi, ha dimostrato di avere amore e occhio di riguardo verso il cinema di genere, trattando un rape and revenge in salsa horror con uno sguardo verso gli anni ’70 e l’altro verso i mercati esteri (tanto da riscuotere un notevole successo di cassetta in quelli orientali e nord americani).
Con la sua seconda prova, Ubaldo Terzani horror show (titolo sostitutivo di quello di lavorazione dal sapore carpenteriano, Nelle fauci di Ubaldo Terzani), l’autore romano cerca di far notare di che pasta sia fatta la sua conoscenza del mezzo filmico e, soprattutto, della scrittura.
Tutto nasce da un incarico affidato al novello sceneggiatore Alessio Rinaldi (Giuseppe Soleri); in cerca di ispirazione per la nuova opera, viene spinto ad affiancare nella prossima stesura il noto romanziere horror Ubaldo Terzani (Paolo Sassanelli). Sin da subito il ragazzo avverte nell’uomo un qualcosa di ambiguo, di misterioso, una forza magnetica e negativa che aleggia nel mondo e nei libri del famoso scrittore. E col passare del tempo Alessio si renderà conto che tutto ciò è molto più di una semplice apparenza, ma bensì un’agghiacciante certezza.
Nel mondo della celluloide si sa, l’opera seconda è quella che conferma le qualità di un autore. Mentre Il bosco fuori aveva diviso la critica Ubaldo Terzani horror show mette tutti daccorso sulla reputazione di Albanesi mette come narratore. Infatti, sorvolando sulla pochezza di mezzi usati grazie al solito budget irrisorio, il regista di buone speranza riesce a ricreare un racconto di ambiguo fascino con tocco originale e notevole senso della scrittura.
Nonostante lo si possa rimproverare per un appiattimento registico verso la metà del film, si può comunque affermare che con quest'opera sia riuscito nel suo intento di voler raccontare lo scontro tra due generazioni di cinema di genere (quello ricco ed estremo di una volta fatto di gente che non aveva segreti nel mestiere, quello povero di oggi fatto di falsi appassionati scrittori intellettuali), una metafora argomentata in modo così affascinante che non può non attirare l’attenzione dei più accaniti fan dell’horror italiano.
Albanesi affila le unghie e dice la sua sul sistema moderno di intendere il cinema in Italia, un mercato mosso più dalle televisioni che dalla voglia di volersi evolvere, e lo fa grazie ad una sceneggiatura ricca di momenti intelligenti.
Lo aiutano in questa narrazione le performance dei due protagonisti, l’adeguato e bravo Soleri (Piano 17), il migliore del cast, e l’istrionico Sassanelli (Figli delle stelle), forse un po’ troppo caricato nel suo ruolo luciferino. Fuori luogo, invece, la presenza femminile di Laura Gigante (Albakiara), nella parte di Sara la ragazza di Alessio, un personaggio che sinceramente sarebbe anche potuto rimanere a se stante.
Effetti speciali di Sergio Stivaletti (Demoni) e musiche alla Goblin del notevole Valerio Lundini.

giudizio: ** 1/2






(Mercoledì 15 Giugno 2011)


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