.


Film in uscita Recensioni Festival Eventi Sipario Home video Ciak si gira Interviste CineGossip Gadget e bazar Archivio
lato sinistro centro

Home Archivio      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra


In concorso a Cannes i fratelli Dardenne puntano ad un'altra Palma.

Il ragazzo con la bicicletta

Uso in parte nuovo dei tempi scenici e della colonna sonora.


di Marco Lucio Papaleo


I fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne tornano a Cannes, come sempre attesi a braccia aperte, con la loro nuova opera, Le gamin au vèlo, da noi Il ragazzo con la bicicletta. Fedeli alla loro idea di cinema intimista e radicato nell'umanità dei suoi personaggi e delle sue vicende, raccontano in questo film lo spaccato di vita di un ragazzino dalla preadolescenza difficile, segnata dalla mancanza (e dall'estremo bisogno) di figure adulte di riferimento. Cyril (un bravissimo e cinetico Thomas Doret, vero enfant prodige del dramma d'oltralpe) è un bambino senza madre e abbandonato da un padre infantile ed egoista, naturalmente attaccato all'unico ricordo di felicità e unità familiare che possiede, la sua bicicletta. L'incontro con la benevola parrucchiera Samantha (Cècile de France) lo scuoterà e comincerà a riempire le crepe del suo cuore: ma quello verso l'equilibrio è un cammino duro e irto di difficoltà...

Dopo gli apprezzatissimi L'enfant e Il matrimonio di Lorna, i Dardenne tornano ad esplorare il tormentato animo umano in difficoltà, attraverso un uso in parte nuovo (per loro) dei tempi scenici e della colonna sonora, con un impianto da fiaba moderna fortemente voluto e insistito. Peccato che la stilizzazione fiabesca mal si sposa con gli intenti realistici della pellicola, che ha poco tempo a disposizione per rendere credibili le evoluzioni dei caratteri dei personaggi, troppo repentinamente affezionati o motivati rispetto a quanto potrebbe mai accadere in realtà. Inoltre, i personaggi stessi risultano troppo stilizzati e irrigiditi nelle loro caratterizzazioni, spesso forzate e volontariamente tronche, risultando, oltre che irritanti, anche poco realistici, scadendo a volte in cliché di cui avremmo fatto volentieri a meno. Cliché amplificati da dialoghi che sprofondano, involontariamente (e inspiegabilmente) nel ridicolo in più di un'occasione, tra bulletti che parlano
“finto-giovane” e fidanzati che pronunciano la fatidica frase «scegli: o lui o me».
Ed è un peccato, perché la bella fotografia, le interpretazioni convincenti e il ritmo sostenuto della pellicola invitano alla visione di un film altrimenti troppo frettoloso e, forse, pretenzioso.

giudizio: ** 1/2


Il trailer del film:




(Venerdì 20 Maggio 2011)


Home Archivio      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra

lato destro