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Il film con più adattamenti di tutto il franchise

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte due

Degna conclusione di una saga così lunga e popolare


di Marco Lucio Papaleo


“Harry Potter… il ragazzo sopravvissuto… è venuto a morire.”
Il pathos e le conseguenze insite in quest’affermazione dell’oscuro Lord Voldemort sono rimarchevoli per ogni appassionato. A livello di sceneggiatura sono passati più di sette anni dall’inizio delle avventure del maghetto occhialuto. Diciotto, se si pensa che in realtà la sua avventura comincia direttamente dalla culla, da quella disgraziata notte in cui Harry ereditò una cicatrice a forma di fulmine stilizzato sulla fronte. Dieci anni invece sono passati da quando Chris Columbus portò sugli schermi Harry Potter e la Pietra Filosofale, primo di una serie di otto film che hanno segnato l’immaginario comune e rimpinguato le casse della Warner Bros. all’inverosimile.
I fan più affezionati, poi, seguivano le vicende del giovane Griffindor dal 1998. Insomma, dopo tanto, tanto tempo, è giusto che anche su questa epopea cali il sipario, in maniera per certi versi dolorosa ma anche liberatoria. A vantare quest’onere/onore abbiamo l’inglese David Yates, discusso regista della saga dal quarto episodio in poi.
Harry e i suoi due amici di sempre, Ron ed Hermione, sono ancora alla ricerca degli ultimi Horcrux, artefatti magici che consentono l’invincibilità a Voldemort, per distruggerli. Durante la loro ricerca, alcuni importanti segreti verranno svelati, tra cui quelli relativi alla fatale notte in cui Harry rimase orfano…la battaglia finale di Hogwarts si avvicina.



Numerosi, e di varia natura, sono i tagli e i cambiamenti subiti dal romanzo nella sua trasposizione filmica. È questo, forse, il film con più adattamenti di tutto il franchise, per la disperazione dei fan più accaniti ed intransigenti. Realisticamente parlando, e tenendo bene in mente anche solo le basi della sceneggiatura cinematografica, nulla di scellerato scorre sotto gli occhi dello spettatore, graziato anzi dalla semplificazione di alcuni passaggi particolarmente nebulosi e invero poco riusciti anche nel libro originale, come il complicato giro di passaggi di proprietà della leggendaria bacchetta di sambuco. Certo, gli stessi Doni della Morte da cui prende il titolo il film o alcuni personaggi, come Hagrid o i gemelli Weasley, avrebbero meritato maggior spazio, ma i tempi filmici sono quello che sono e la pellicola è ugualmente carica di emozioni. Il giusto tributo è poi riservato a molti dei suoi personaggi principali, primo fra tutti il magnifico Severus Piton di Alan Rickman, destinato a restare nei cuori di molti. Non un film perfetto, ma di certo una degna conclusione di una saga così lunga e popolare, pregna di atmosfera, ricca di effetti speciali (ben resi anche tramite l’effetto 3D, che tuttavia risulta il più delle volte superfluo) ma soprattutto di emozioni.
Addio, Harry, e grazie.

giudizio: ***



(Mercoledì 13 Luglio 2011)


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