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Ottimo remake del capostipide diretto da John Milius nel 1981

Conan the barbarian

Unico rimpianto l'assenza di Schwarzenegger come protagonista


di Mirko Lomuscio


Conan, la creatura letteraria nata dalla penna di Robert E. Howard torna sui grandi schermi, in una nuova trasposizione cinematografica che sin da subito prende le distanze dal prototipo filmico creato da John Milius nel 1981. Nel ruolo del protagonista non c’è più l’ex mister Universo Arnold Schwarzenegger ma bensì un esordiente che risponde al nome di Jason Momoa (tanta tv alle spalle, tra cui la serie Baywatch), mentre dietro la macchina da presa troviamo Marcus Nispel (Non aprite quella porta, Venerdì 13) un esperto in remake (o reboot come si usa dire ora), mestierante venuto dal mondo dei videoclip che ha nel curriculum anche un’opera “barbara” come Pathfinder-La leggenda del guerriero vichingo ( a suo tempo rifacimento de L’arciere di ghiaccio) .
La storia narra le gesta del guerriero Conan (Momoa), un valoroso uomo fatto di forza e coraggio che, attraversando il suo antico mondo, va alla ricerca di Khalar Zym (Stephen Lang),colui che uccise il padre davanti ai suoi occhi. Quest'ultimo è un tiranno assetato di sangue che ora è alla ricerca di Tamara (Rachel Nichols), una donna prescelta chiave di volta di un antico potere e diretta erede di una razza pura che potrà consentire la scalata alla supremazia.
Ma a trovarla per primo sarà proprio Conan e la lotta contro il male avrà il suo inizio.


Dimenticate l’epicità del racconto di Milius: i silenzi, la pedissequa presenza di un narratore dalla voce potente, il lento ritmo delle immagini e della narrazione qua vengono totalmente soppiantati, ed il tutto a favore di un racconto che rispecchia appieno l’intrattenimento odierno.
Gli amanti del Conan anni ’80 qua troveranno pane per i loro denti, non solo per il cambiamento narrativo e spettacolare del tutto, ma anche per come alla fine questo film di Nispel riesce ad essere all’altezza della situazione. Non un momento di noia, non una nota stonata nè scene che scatenino un ridicolo involontario: questo Conan the barbarian (in 3 D c’è da aggiungere) vince su ogni fronte, reggendo il confronto col capostipite e rendendosi anche più godibile di esso.
Nispel mette a segno un bel colpo, usando la spettacolarità come parola d’ordine e sfogandosi a più non posso nella descrizione di questa epoca barbara, facendo largo uso di una violenza innata.
Forse il suo punto di riferimento, più che le opere letterarie, sono state le strisce dei fumetti uscite decenni dopo i racconti di Howard.
Unica cosa che questo Conan non riesce ad eguagliare, o a superare, del film di Milius è il carisma e la personalità del protagonista; Schwarzenegger risulta essere insostituibile per quella parte e Momoa, con quel suo sguardo perennemente grintoso e la presenza impostata, non fa altro che alimentare tale certezza.
Se questo sequel avesse avuto come protagonista l’Arnold d’allora, si sarebbe potuto parlare tranquillamente di capolavoro.

giudizio: ***



(Martedì 16 Agosto 2011)


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