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Remake-prequel agli antipodi della saga

L'Alba del Pianeta delle Scimmie

Quando la scienza scatena l'umanità della bestia


di Roberto Leggio


Per amore della scienza (e per l'Alzheimer di suo padre), un giovane genetista, sintetizza un virus capace di riparare le cellule del cervello. Sperimenta il farmaco su una femmina di scimpanzé, che da subito presenta miglioramenti cognitivi impressionanti. Ma la cavia viene abbattuta lasciando al giovane medico un neonato, che viene allevato come un figlio. Con l'aumentare dell'età il piccolo scimpanzé chiamato Cesar, dimostra un'intelligenza straordinaria, superiore perfino a molti esseri umani. Dopo un incidente “violento”, il giovane medico è costretto a rinchiudere Cesar in un lager per scimmie, gestito da un dispotico padrone e da un figlio sadico. A contatto per la prima volta con “quelli” della sua specie, Cesar comprende l'idiozia e l'animalità degli uomini e incita i suoi pari alla rivolta. La supremazia dei primati senzienti arriverà dopo un battaglia sul Golden Gate. Il pianeta della scimmie è dietro l'angolo...



Remake-prequel-reboot, questa nuova versione della conquista della Terra da parte dei primati, si pone nel mezzo di tutta la saga iniziata nel 1968, (anno di grandi cambiamenti epocali) in quanto butta nuove basi sulla fine dell'umanità che, forse per spiegarla, servirebbe un inevitabile seguito. Infatti, debole e in qualche punto superficiale nello svolgersi della trama, il film diretto da Rupert Wyatt, ha nettamente un approccio diverso a tutto l'universo “scimmiesco” che l'ha preceduto. Se alla fine degli anni '60, la paura nucleare la faceva da padrone (nel finale del primo memorabile capitolo l'astronauta Charlton Heston trovava i resti della civiltà su una spiaggia), qui si cerca di riflettere sull'uso sconsiderato dell'ingegneria genetica e su i suoi “possibili terribili” sviluppi. Su questo piano il film mette fuor di metafora su una società (la nostra) sul baratro dell'autodistruzione per un assoluta mancanza di valori. Cesar, con i suoi occhi intelligenti, osserva il declino dell'umanità, concependo tutta la sua fragilità attraverso l'egoismo, la stupidità e la scarsa solidarietà insita nella razza dominante. E la rivolta degli oppressi diventa un apologo sulla necessità di fratellanza tra le razze. Ma oltre a tutte provocazioni, il film non coinvolge come dovrebbe, in quanto sembra quasi che Wyatt e i suoi collaboratori abbiamo cercato in tutti i modi di non cadere nelle facili trappole di un kolossal fantascientifico, sorvolando (se non addirittura cancellando) le tematiche sociopolitiche espresse nei precedenti film. E' però stupefacente vedere come la performace capture sia stata capace di far mimetizzare Andy Serkis (il Gollum del Signore degli Anelli) sotto la pelliccia, donando a Cesar tutta quell'espressività, anima e tormento che la scimmia senziente richiedeva. Ma a volte tanta “tecnologia” non basta.

Giudizio **



(Domenica 25 Settembre 2011)


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