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La buona pianta del giallo scandinavo

Le storie del ponte di Oresund

Il Roma Fiction Fest presenta "Forbrydelsen"


di Piero Nussio


C’è un motivo per cui i gialli scandinavi stanno conquistando il pubblico di tutte le latitudini. Ed uso volutamente i termini generici per comprendere tutto un genere ed un’area geografica senza troppe distinzioni, come la realtà ci sta mostrando da ormai abbastanza tempo.

Il motivo di questo ampio successo è l’aderenza alla realtà e la maniera molto precisa di raccontare gli avvenimenti del presente. In un periodo in cui tutto si è fatto fluido e liquido, nemmeno più i notiziari e i telegiornali raccontano i fatti, ma li ricoprono di chiacchiere, ipotesi e dichiarazioni.

Gli scrittori di gialli e i registi di cinema e televisione che raccontano queste storie, hanno imparato la lezione di Lars von Trier e del suo cinema Dogma di ripulire il racconto di tutto ciò che non è essenziale per gli scopi della narrazione. Ed hanno fatto tesoro dei temi di quel movimento, appoggiandosi caparbiamente ai fatti ed ai problemi della realtà vissuta.

Prima di Millennium, “Uomini che odiano le donne” e successivi, e del suo successo planetario sia sotto forma di romanzi che delle loro versioni cinematografiche, c’erano le storie di Martin Beck (di Maj Sjowall e Per Wahloo), meno truculente ed efferate, ma ugualmente basate sugli avvenimenti e le sensazioni della vita reale. Anch’esse tradotte in film e telefilm, hanno contribuito alla buona pianta del giallo scandinavo.
Ed uso di proposito la parola “giallo” (invenzione editoriale esclusivamente italiana) per evitare la più diffusa parola “thriller”, che ormai è degenerata a connotare storiacce di inseguimenti spacca-macchine (con contorno di scintille e ossa rotte) e non più il senso originale di far tenere il “fiato sospeso”.

Nelle storie che nascono intorno al ponte di Oresund, quello che collega la città svedese di Malmö con la capitale danese Copenaghen, sembra che si annidi tutto il male (ed il bene) che caratterizza il mondo.
Parlando dal punto di vista cinematografico, non è solo il giallo che vi alligna: basta pensare –dimenticando per un attimo gli esempi alti di Lars von Trier e quelli ancora più asciutti e significativi di Carl Theodor Dreyer- a film danesi come L’eredità (Arven, di Per Fly, 2003) che, senza i risvolti drammatici della storia criminale, sanno rendere bene il senso del racconto fortemente legato agli accadimenti della vita reale.

Una scena da Forbrydelsen II


Addirittura, ed è un pregio della Roma Fiction Fest di avermelo fatto vedere, la qualità di racconto e cinematografica, si riscontra tutta completa in un prodotto di bassa produzione, in un serial televisivo addirittura alla sua seconda stagione.
La serie, prodotta dalla televisione danese, si chiama Forbrydelsen (“L’uccisione”) ed è nata nel gennaio del 2007 con una prima serie di venti puntate, basate su un delitto ed i suoi riscontri politici, legati ad uno dei protagonisti candidato a sindaco di Copenaghen, ed ai problemi che si trova costretto ad affrontare in conseguenza agli sviluppi dell’indagine.

L’episodio che ho avuto l’occasione di vedere è però il primo della seconda serie, Forbrydelsen II, proiettato da settembre 2009 e composto da dieci puntate: rispetto alla prima serie rimangono gli investigatori che ne erano protagonisti, ed anche la commistione fra delitto e ambiente politico, ma stavolta il riferimento cui puntano le indagini è addirittura il ministro della giustizia, e dunque il governo ed i suoi equilibri di partito.

Senza conoscere la storia, che è giustamente riservata a chi potrà vederne tutte le puntate, si intravede che la sostanza della trama è legata ad avvenimenti precedenti, occorsi ai militari che facevano parte del corpo di spedizione danese in Afghanistan, e al tentativo di alcune parti politiche di addossare le responsabilità ai terroristi islamici.


I protagonisti di Forbrydelsen II


In Italia abbiamo il poco invidiabile primato di aver avuto tutta una classe politica travolta dagli scandali per puro ladrocinio, e di averla sostituita con una classe politica (la “seconda repubblica”) il cui primo ministro in carica è sottoposto a decine di infamanti processi, così come la maggioranza dei ministri che compongono il suo governo, ma sarebbe inammissibile pensare di realizzare una fiction che affronti gli argomenti accennati.
I soldati sono tutti eroici, i ministri di giustizia non sono assolutamente coinvolti in trame sospette e meno che meno i candidati sindaci delle grandi città.
Possiamo ammettere il furto e i “giri di escort”, ed anche arrivare ai “giri di trans”, ma sugli argomenti di retorica si deve stendere il più pietoso velo di silenzio patriottico.

Gli Stati Uniti sono stati più coraggiosi di noi, quando Paul Haggis ha realizzato Nella valle di Elah (In the Valley of Elah (2007), ed ha saputo utilizzare proprio i meccanismi del giallo per dare conto di ciò che era successo ai reduci della spedizione in Iraq contro Saddam Hussein.
I danesi, ancora più forti e decisi, una storia similare la raccontano in televisione e ne accettano tutte le conseguenze sul pubblico, compreso il successo più ampio (ed un remake da parte di una coproduzione USA e Canada: “The killing”).

In Italia amiamo ricostruire in seconda serata le villette dei delitti più efferati, e fare dibattiti tutto il pomeriggio sui particolari truculenti delle storie di cronaca, ma censuriamo –prima di tutto nelle nostre teste- qualunque legame fra questi eventi macabri e la realtà: per noi è tutto catalogato in un apposito contenitore, e guai a mischiare il contenitore terrorismo con quello della politica e quello delle storie macabre.

Un’ultima notazione, ma non secondaria: la qualità cinematografica, il montaggio e la recitazione di Forbrydelsen sono rari anche al cinema. Una storia così ben raccontata in televisione non si è mai vista, nemmeno nelle migliori fiction americane. Forse è per non far notare questa differenza abissale che nessuna televisione nostrana ha pensato di presentare al suo pubblico una serie di così gran successo, premiata con l’Emmy ed altri prestigiosi riconoscimenti.


Romafictionfestival 2011, dal 25 al 30 settembre
Non è più tempo di “Festival della Fiction”?
Un programma ridotto senza tanta varietà

Verità nascoste e violenza maschile
Uomini che odiano le donne
Thriller canonico ma riuscito

Nella valle di Elah
Elah, oltre i contenuti
Un lucido film, nelle sue immagini disperate
Gli americani ricominciano a saper fare i film. L’ubriacatura di effetti speciali, di thriller, di inseguimenti e sparatorie, forse comincia a passare.



(Giovedì 29 Settembre 2011)


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