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Il primo film narrativo di Andrea Segre

Io sono Li

Immigrazione cinese e pregiudizi italiani


di Piero Nussio


Nel primo film narrativo di Andrea Segre (regista giovane, ma con parecchi documentari già al suo attivo), forse l’unica cosa sbagliata è il titolo: Io sono Li. Gioca un po’ troppo sull’equivoco e sul fraintendimento (Dove siete, io sono qui dal nascondino fino ad un film della Cavani, passando per titoli di trasmissioni televisive e radiofoniche, nonché dal famoso libro di Konrad Lorenz sui comportamenti dell’oca selvatica…).

Peccato, perché al di là dei giochi di parole, Io sono Li è uno dei film più seri e documentati sulla situazione italiana, e sul fenomeno dell’immigrazione. Mi sono ricordato di un giorno in cui sono andato per la prima volta ad una frutteria sotto casa che era gestita da negozianti slavi: fra i venditori e le acquirenti, tutti stranieri che parlavano un italiano un po’ zoppicante, anche a me è venuto da parlare all’infinito come se fossi all’estero e non più nel quartiere più “romanesco” di Roma.
Anche il film di Andrea Segre è tutto sottotitolato, quasi fosse un film straniero, eppure si svolge parte a Roma e gran parte a Chioggia.

Ognuno però parla la sua lingua, così che è difficile ci si possa capire, ed anche lo spettatore per seguire la vicenda deve leggere le didascalie.
Un piccolo sforzo, ma ne vale senz’altro la pena. Lo sforzo maggiore è stato quello del regista (e sceneggiatore) che ha scelto solo attori provenienti dai luoghi che voleva il racconto. Cinesi, soprattutto, come la protagonista Shun Li (l’attrice cinese Tao Zhao, nata nello Shanxi e molto nota in patria) e gli altri personaggi che concorrono a delineare le modalità di immigrazione dei cinesi in Italia.

Prima pellicola ad affrontare questi temi, Io sono Li ricostruisce l’organizzazione di espatrio dei cinesi nei suoi termini più veritieri. Non sono “mafie” (come spesso si dice sbrigativamente) ma non sono neppure organizzazioni caritatevoli. Forse la semplificazione più corretta è quella che le vede come “branche industriali”, organizzazioni che offrono e organizzano il lavoro di tante persone in campi e luoghi diversi, sempre molto accorti sia al tornaconto economico che alle implicazioni sociali.



Così la primo-migrante Shun Li (ed un’altra attenzione del film è rivolta a questa interessante novità sociologica, a differenza di cento anni fa sono spesso le donne –e non i mariti- ad essere primo-migranti) è dapprima impegnata in una sartoria semi-clandestina a Roma e poi spostata a Chioggia, dove la comunità ha acquisito una specie di bar, «che qui chiamano ostelia» dice un cinese nel suo improbabile italiano senza erre.

Non solo i cinesi parlano la lingua madre fra di loro, e un italiano mal pronunciato con i clienti, ma conservano tutte le tradizioni e le abitudini di casa loro. E, non trascurabili affatto, quelle culturali e identitarie. Scopriamo così che festeggiano il poeta classico Li Po (701 – 762 d. C.), morto da una barca mentre cercava di afferrare la luna in un fiume, con una serie di piccole barchette di sughero e la vela di carta lasciare a dondolare in qualunque specchio d’acqua. È così che Shun Li ed un’amica fanno le barchette di sughero a carta e le mettono a galleggiare nella vasca da bagno di un sovraffollato appartamento della Chinatown romana.

Spedita a Chioggia nell’”ostelia” Shun Li deve affrontare un gruppetto di vecchi pescatori ormai in pensione, che si arrabbattano con i pochi soldi della pensione sociale, stanno tutto il giorno a giocare a carte e a farsi un’”ombrina” all’osteria e lasciano i ciôdi, ossia i “buffi”, i debiti da pagare con l’ostessa.

L’ostessa cinese impara presto le parole in dialetto chiozzotto, ma resta comunque straniera rispetto alla comunità stanziale. Straniero è pure Bepi “il poeta”, originario della Serbia/Croazia come l’attore Rade Serbedzija. Lui viene da Pola a fare il pescatore a Chioggia, e ci sta da trent’anni –come gli ricordano gli amici ogni volta che si definisce “straniero”- ma non c’è verso che si amalgami troppo con gli altri. Eppure Chioggia, o forse la sua laguna sovrastata dalle Alpi innevate, è talmente casa sua che mai andrebbe ad abitare con suo figlio nella “lontana” Mestre.


Tra tutti questi stranieri (cinesi, serbi, chiozzotti) ognuno parla la sua lingua –e il regista è costretto quasi sempre a sottotitolare- e ognuno conserva la sua identità culturale. Soprattutto ognuno conserva i suoi pregiudizi.

Shun Li e Bepi riescono per un po’ ad intendersi: Bepi vuol sapere come si pesca in Cina, Shun Li gli racconta delle barchette di sughero fatte per liberare l’anima dell’antico poeta Li Po. E per un po’ le culture si fondono: Bepi scrive qualche rima semplice per Shun Li e –nella scena più poetica del film- approfitta dell’acqua alta in laguna per far galleggiare barchette sul pavimento dell’”ostelia”.

Ma gli stranieri sono destinati a non potersi intendere: cominciano i vecchi pescatori a dire a Bepi, con evidente invidia «Ma ci scopi con la cinesina?», come se fosse importante, vista l’età dei soggetti.

Continua poi il giovane veneto Devis (Giuseppe Battiston), “imprenditore” del contrabbando che, per riscattare la sua vita fallimentare, si mette a fare il difensore della “razza” e dell’”italianità”. «Quella si vuol far sposare, perché punta a portarsi via la casa e la roba di Bepi!».
Inutile spiegare che Bepi la casa ce l’ha in affitto, e di roba poca. Una volta che è partito l’odio e il razzismo, non è certo il ragionamento a fermarlo.

I cinesi sono pragmatici e lo sanno: «Non devi parlare con gli italiani, tranne che per ricevere le ordinazioni». Bepi se ne dovrà andare a morire a Mestre, Shun Li dovrà pensare solo a lavorare come un mulo, i vecchi pensionati moriranno di noia, il contrabbandiere Devis troverà i guai che ci va cercando col lanternino.



L’unica salvezza in tanto sfacelo sarà il valore culturale e l’ultima richiesta di Bepi a Shun Li: dar fuoco alla sua baracca da pesca in laguna, in modo che la sua anima –come quella dell’antico poeta Li Po- possa librarsi dalle acque verso il cielo.



(Giovedì 13 Ottobre 2011)


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