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Misteriosa, criptica, enigmatica opera di Lars Von Trier

Melancholia

La distruzione definitiva del pianeta Terra (e noi con lei)


di Roberto Leggio


Iniziamo dalla fine (o meglio dal principio): in un bellissimo balletto di morte (tra le note di Wagner), Justine vede scaturire dalle sue mani energia, cadaveri di uccelli piovono dal cielo, un cavallo stramazzare a terra, una mamma e suo figlio affondare in un campo di golf, mentre la (nostra) Terra viene risucchiata e distrutta dal bellissimo (e rassicurante) pianeta Melancholia. Nella sua coerenza Lars Von Trier parte dalla distruzione del nostro mondo per raccontarci a ritroso il rapporto conflittuale di due sorelle legate da due diverse depressioni: quella dell'anima e del mal di vivere di Justine e quello dell'incertezza e dell'angoscia di Claire. La prima è filmata durante il suo sfarzosissimo matrimonio in un castello notturno, durante il quale avviene un gioco al massacro tra familiari, ospiti e lo stesso sposo; la seconda durante gli ultimi cinque giorni del pianeta Terra, nei quali dovrà affrontare l'innocenza del figlio e l'irrazionale fiducia di suo marito prima della definitiva collisione.


Due film in uno, dove la morte e la dissoluzione sono passaggi obbligati. Von Trier dirige il suo film più misterioso, criptico e enigmatico sulla fine del mondo nel quale, non salvando nessuno, carica di simbolismi il suo personalissimo pessimismo “cosmico”. “Nessuno ne sentirà la mancanza” dice senza speranza Justine/Kirsten Dunst alla spaventata sorella Claire/Charlotte Gainsbourg, quando ormai la certezza che Melancholia si fagociterà il nostro piccolo mondo. Ed è proprio questa convinzione che metaforizza tutto il nichilismo (ateo e razionale) del regista danese, nei confronti della società. Non per nulla a Cannes esaltò (?) la figura di Hitler, ridimensionando il suo agire, in qualcosa di più terreno, più “umano”. Venne naturalmente cacciato dalla competizione e decise di non parlare più di questo film così strano, così ai “margini”. Se l'estetismo vince sulle trama, il film però è reso “pesante” da una lunghezza eccessiva, che troppo allenta il senso di straniamento della vicenda. Cerebrale e sensazionalistico, Lars Von Trier, da autore antitetico e geniale qual è, si porta a casa questa volta un’opera controversa riuscita a metà, dove la bravura degli attori (la Dunst ha vinto la palma per la miglior attrice) soverchiano l'innegabile disfacimento definitivo dell’unico pianeta “vivente” dell’universo.

Giudizio **



(Giovedì 20 Ottobre 2011)


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