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Commedia surreale, ma senza mordente

Contromano

Bontà e cattiveria nell’Italia di oggi


di Oriana Maerini


Mario Cavallaro vende calze di pregio nel suo onestissimo negozio nel centro di Milano. Abitudinario incallito, non sopporta i cambiamenti, in quanto non gestibili ed irritanti. Ha un occhio spaventato verso i “diversi”, gli africani che ogni giorno si arrabattano in qualsiasi modo per avere una vita “dignitosa”. Il colpo di grazia arriva proprio da uno di loro, un ambulante africano che vende i suoi stessi articoli (ma di qualità inferiore) a prezzi stracciati proprio davanti al suo negozio. Irritato e conscio che ciò lo porterà alla bancarotta, ha un idea “geniale” che potrebbe essere presa a modello e risolvere il problema dell’emigrazione una volta per tutte. Decide di rapire il ragazzo e riportarlo a proprie spese in Africa. Il viaggio On the Road, non è cosi semplice come appare: Oba, il ragazzo senegalese, accetta il suo “rimpatrio” solo se ad accompagnarli ci sarà anche sua “sorella” Dalida.


Il leghista Albanese (Antonio) diventa buonista. Il senso del film è racchiuso proprio in questo incipit. Cavalcando il quotidiano, il comico lombardo ma terrunciello del nord, conosce a menadito la materia. Mette a fuoco il problema degli immigrati inquadrando la rabbia dei piccoli imprenditori italiani, strozzati dalla concorrenza sleale da parte degli immigrati africani, tra l’altro diventati ultimamente i colpevoli di tutti i mali d’Italia. Con un inizio strepitoso che ricorda la vecchia commedia all’italiana (l’intuizione geniale di riportare i “neri” a casa loro così da non procurare più danno all’economia), quando poi il film entra nel vivo, il buon Antonio Albanese, simpatico come sempre, perde in qualche modo il senso della storia. Tutto diventa più semplicistico e portato al paradosso, in quanto la libertà e la socialità si ritrova negli sterminati panorami africani. Politica leghista o buonismo radical chic di sinistra? A metà strada tra intellettualismi pragmatici da “uomo della strada” e razzismo contemporaneo italiano (lo siamo, lo siamo a metà, oppure siamo i soliti bonaccioni che con la pancia piena odiamo il diverso?), Albanese, tentenna confuso nel prendere una posizione, annaspando nella solita comicità di riporto. Filmucolo senza capo né coda, non permette di entrare nelle pieghe del grosso problema dell’emigrazione, così da restare vacuo, superfluo da essere solo, purtroppo irritante.

Giudizio *



(Giovedì 29 Marzo 2018)


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