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Visto al Teatro Vascello di Roma

Processo Galileo

Imperdibile spettacolo sul confronto fra Scienza e Religione


di Oriana Maerini


Processo Galileo è uno spettacolo che ami subito. A partire dalla scenografia originalissima, creata grazie all’arte di Daniele Spanò e abilmente illuminata da Pasquale Mari, composta da rettangoli riempiti di terra posti sul palcoscenico come satelliti. La terra, concreta e avvolgente nelle mani e nello sguardo degli attori, diviene il simbolo tangibile dell’evoluzione biologica, mentre una Terra più astratta si offre alle mani e agli occhi come un invito a perdersi, seguendo il corso dell’immaginazione e delle invenzioni umane. Già si comprende l'importanza e la perizia della messa in scena di Processo Galileo di Angela Dematte’ e Fabrizio Sinisi, drammaturgia Simona Gonella, regia Andrea De Rosa, Carmelo Rifici con Luca Lazzareschi, Milvia Marigliano e con Catherine Bertoni de Laet, Giovanni Drago, Roberta Ricciardi, Isacco Venturini; scene Daniele Spano’. I costumi sono di Margherita Baldoni; progetto sonoro GUP Alcaro. Lo spettacolo prodotto da: TPE – Teatro Piemonte Europa, LAC Lugano Arte e Cultura, Emilia Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale in collaborazione con Associazione Santacristina Centro Teatrale - racconta lo scontro fra Fede e Scienza. Lo scienziato pisano fu, infatti, denunciato nel 1614 da un sacerdote per la sua teoria eliocentrica, ovvero che la terra gira intorno al sole, difforme da quella copernicana che ipotizzava che fosse il sole a girare intorno alla terra. Condannato dalla Santa Inquisizione, fu costretto ad abiurare rinnegando le sue scoperte.

Foto Masiar - Pasquali


Processo Galileo, uno spettacolo che ci invita a riflettere sul rapporto che abbiamo con la verità scientifica, sulla relazione tra scienza e potere e infine sul concetto del mistero, qualcosa che percepiamo, ma ancora non conosciamo, qualcosa con cui il teatro si trova da sempre ad avere a che fare.

Lo spettacolo sviluppa la narrazione in tre sequenze, tre storie, tre momenti: un prologo, ambientato nel passato storico in cui avviene l’abiura. Un presente, nel quale una giovane donna, madre e intellettuale, é chiamata a raccontare la storia. Un futuro, nel quale ogni realismo si sgretola e i personaggi diventano le voci di un’invettiva contro un Galileo che non è’ più visto come solo l’imputato di un tribunale ecclesiastico, ma come il portavoce di un processo storico e culturale. La scrittura densa dei due autori, che sviluppa la narrazione in tre sequenze, ciascuna delle quali corrisponde ad altrettanti processi, attraverso spostamenti temporali indaga i destini e gli interrogativi del mondo contemporaneo. Meraviglia quando la scena si anima con l’introduzione di strumenti ottici, dove il microscopio si erge a sfidare la supremazia del celebre cannocchiale di Galileo. Quest’ultimo, strumento rivoluzionario, avvicina l’osservatore al cuore del cosmo, portando con sé non solo il timore reverenziale di fronte all’ignoto, ma anche il desiderio ardente di superare ogni limite imposto dalla natura stessa. Il piano in legno dunque, con i suoi rialzi, non è soltanto un elemento scenico, ma un metaforico percorso costellato da ostacoli da superare, rappresentativi delle sfide che l’umanità deve affrontare nel suo continuo cammino.

Insuperabili le interpretazioni degli attori Luca Lazzareschi, che incarna la presenza imponente dello scienziato e Milvia Marigliano. Accanto a loro dei giovani attori che incarnano il futuro.

Standing ovation del pubblico in sala.


giudizio: ****



(Venerdì 27 Gennaio 2023)


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