.


Film in uscita Recensioni Festival Eventi Sipario Home video Ciak si gira Interviste CineGossip Gadget e bazar Archivio
lato sinistro centro

Home Recensioni      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra


Nelle particelle violacee la risposta dell’Universo

Spaceman

Un viaggio interspaziale e mataforico sulla solitudine


di Roberto Leggio


Il cosmonauta Jakub Procházka si trova da 189 giorni da solo in una missione spaziale ai confini della galassia e si rende conto che sua moglie Lenka, rimasta incinta, potrebbe non aspettarlo più quando ritornerà sulla Terra. In un momento di disperazione, riceve un inaspettato sostegno da Hanus, una creatura aliena che si nasconde nelle viscere dell'astronave. Nel tempo lunghissimo che passano insieme, Jakub cerca di capire che cosa è andato storto nella sua relazione e come fare per riconquistare la donna che ama.


Spaceman è un film strano. Molto interiore, molto psicologico, ma e soprattutto molto terreno. Il viaggio intergalattico di un astronauta; o meglio un cosmonauta cecoslovacco; verso Chopra la nube violacea di polvere e particelle tra la Terra e Venere (che si presume contenga i mattoni della vita dell’Universo); è un viaggio più che altro metaforico. Jakub Prochàzka è solo. Solissimo. Perché in fondo nella vita lo siamo tutti anche se siamo circondati da molte altre persone. Il suo più grande cruccio è di non avere più contatti con la moglie, sofferente anch’essa di solitudine. Il film di Joan Renck (che l’ha tratto da Cosmonatuta romanzo di Jaroslav Kalfar) si snoda attraverso la pesantezza degli stato d’animo (ma che potrebbe essere a ragione dell’umanità intera). Nel guscio fluttuante nel spazio profondo, Jakub inizia a bere e riempirsi di gocce per dormire; per “alienare” in questo modo la sua anima che si è persa nella suo “esplorativo” isolamento. Hanus, il ragno gigante, l’alieno pensante che appare dal nulla e che ha con lui un rapporto amichevole, psicologico e confortante; è a furor di metafora la proiezione della sua anima smarrita nei ricordi e nei suoi “sogni” terreni. Una vicenda umana di un viaggio verso l’ignoto, ma forse verso sé stesso e probabilmente anche di più (la nube di particelle è il segno di un Dio Creatore?). Molta psicologia, molte domande e poche risposte, in quanto non siamo nei pressi di Solaris (e nemmeno nelle soluzioni metafisiche di 2001), altrimenti il film di Renck sarebbe stato un film perfetto, alieno e innovativo. Invece ci troviamo di fronte ad un viaggio (inter)personale verso il nulla, in quello spazio interiore che noi esseri umani non siamo mai riusciti ad esplorare a dovere.

Giudizio: **



(Giovedì 7 Marzo 2024)


Home Recensioni      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra

lato destro