.


Film in uscita Recensioni Festival Eventi Sipario Home video Ciak si gira Interviste CineGossip Gadget e bazar Archivio
lato sinistro centro

Home Recensioni      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra


Vincitore del premio Oscar al Miglior Film in Lingua Straniera

La Zona di Interesse

Un meticoloso studio sulla banalità del male


di Margherita Fichera


Polonia, anni ’40. Una famiglia normale, una moglie che si occupa della casa e dei figli e un marito che ogni mattino va al lavoro. Se non fosse che l’uomo in questione è Rudolf Höss, comandante in capo del campo di concentramento di Auschwitz, il quale vive appena al di là del muro del giardino perfettamente curato.

Questo è uno degli aspetti più sconvolgenti de "La Zona di Interesse" film scritto e diretto da Jonathan Glazer che ha adattato per il grande schermo il romanzo di Martin Amis.La consapevolezza che, appena oltre quel muro si sta consumando il più grande orrore del ventesimo secolo crea, infatti, una una sensazione di orrore occultato.
Sul piano tecnico c’è una cura estrema dietro ad ogni fotogramma: tutto è ordine, ogni colore è cangiante, la luce zenitale, quasi come ad evocare la vita perfetta che i coniugi
Höss, come loro stesso sottolineano, si sono costruiti lavorando sodo. Altrettanto potente è la scelta di non mostrare nessuna immagina direttamente collegata all’olocausto. Lo stesso, però, non so può dire dei suoni. Sentiamo, infatti, molti dei rumori provenienti dal campo che non possono essere bloccati dal muro: i lamenti che si insinuano in quell’apparente Eden non possono essere lasciati fuori, per quanto ci si possa provare.
Vediamo, di sfuggita, anche qualche frammento proveniente dal campo: una pelliccia “nuova” provata da Hedwig Höss - interpretata dall'attrice Sandra Huller - , uno dei figli che esamina dei denti umani, degli inservienti della famiglia che sono degli internati, il cielo della notte illuminato dalle fiammate provenienti dai forni
crematori, la cenere usata come fertilizzante del giardino. Tutto questo, però, non è che un eco lontano e surreale, al quale non viene, comunque, dato alcun peso dai protagonisti, quasi come se fosse un comune aspetto della vita.


Ma la forza del film risiede nello stile statico e il distaccato: non ci sono, infatti, scene drammatiche, se non per le sole implicazioni inquietanti, e una trama particolarmente complessa. Non mostrando alcun aspetto del lavoro di Höss, sul campo, ma solo quelli più sociali e burocratici, il film amplifica la banalità del male. Una dimostrazione di quanto sia facile assuefarsi alle più atroci crudeltà, trattandole come parte della propria routine, ignorandole e continuando a condurre una vita perfetta, a pochi passi dal centro dell’inferno.

giudizio: ***



(Lunedì 11 Marzo 2024)


Home Recensioni      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra

lato destro